Il Consiglio d'Europa da lunedì si occuperà dei diritti delle coppie e dei singoli LGBTQ

Se l'Italia sembra più accalorasi che agire sulle coppie di fatto, l'Europa prosegue i suoi riti di legalità, di riconoscimento di tutela per tutti i suoi cittadini e ne discute seriamente. L'inalienabilità a trattare tutti i cittadini dell'Unione con gli stessi diritti e doveri è il presupposto fondante per costruire seriamente lo Stato delle nazioni e in questi anni, anche il diritto di cittadinanza delle persone lgbtq è diventato argoento dsa trattare e da risolvere. Così da lunedì, il Consiglio d'Europa, l'organizzazione volta a promuovere la realizzazione di una unione più stretta tra i Paesi europei, sviluppare i valori umani in Europa e difendere i principi della democrazia parlamentare e dei diritti dell'uomo si occuperà dei diritti delle persone lgbtq in particolare quello del riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso. Un evento particolare e importante, visto che l'Italia è tra gli stati membri.

È stato un parlamentare svizzero, Andreas Gross, l'autore del Rapporto "Discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere", lo stesso che il Consiglio aveva messo all'ordine del giorno per essere approvato durante la scorsa sessione dei lavori, ma che è stato poi rinviato per i troppi emendamenti presentati. E visto come la pensano molti nostri europarlamentari c'è da scommetterci che qualche loro zampino potrebbe aver ritardato l'approvazione. Tanto che Luca Volonté di area Udc, presidente del gruppo Ppe, si sia dichiarato soddisfatto delle migliorie apportate al Rapporto, anche se restano zone d'ombra. Che, dette da lui, un po' preoccupa!

E, come poteva essere diversamente?, anche il Vaticano ci si è infilato per mano e penna di Luigi Ventura, nunzio apostolico di Parigi che aveva scritto una lettera agli europarlamentari Ppe chiedendo (ma sappiamo che quando chiedono loro, c'è quasi un dovere all'obbedienza) di modificare sostanzialmente il testo originale per la risoluzione sulle discriminazioni sessuali. Lo stesso che chiedeva, ad esempio, ai governi di consentire alle coppie omosessuali di adottare i figli dell'altro partner. Richiesta cassata! Diventata blandamente altro.

Con questi presupposti, c'è da pensare che la discussione non sarà semplice e sbrigativa. Lo stesso Volontè sta pensando ad altri due o tre emendamenti, ma sappiamo che l'Europa non è l'Italia. Non in termini di negazione a tutti i costi. Anche parecchia destra europea è quasi più aperta di una certa sinistra nostrana, e crediamo che verrà fuori qualcosa di positivo.

Che poi il tema delle unioni civili per le persone dello stesso sesso, sia un argomento parecchio sentito, ce lo raccontano i membri del Parlamento Europeo Giovani, che recentemente si sono dati appuntamento a Cervia per una cinque giorni in cui hanno trattato il tema: "Marriage as a right for all? With growing disparities in politics and attitudes toward homosexuality in a more diverse Europe: should same-sex couples be granted the right to marriage or should the rights already granted by civil union pacts be expanded?" (Il matrimonio come un diritto per tutto? Con il crescere delle discrepanze in politica e nei comportamenti verso gli omosessuali in un'Europa diversa: dovrebbe il diritto al matrimonio essere concesso alle coppie dello stesso sesso o dovrebbero essere ampliati i diritti già garantiti dalle unioni civili?).

Il verdetto finale della maggior parte dei ragazzi presenti è stato parecchio positivo: alle coppie omosessuali dovrebbe essere garantito il diritto al matrimonio civile poiché le unioni civili non sono abbastanza. Credo che questo sia un grande passo avanti, considerando che i giovani delegati erano tutti italiani. Se i giovani dicono questo, possiamo sperare in un future migliore.

Ora occhi puntati sul Consiglio d'Europa per vedere davvero cosa ne verrà fuori.

Foto | Parlamento Europeo Giovani

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