Omofobia un tanto al chilo

o|mo|fo||a
s.f.
CO avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità

Eccoli, gli omofobi. "Io ho tanti amici gay, però quelle cose lì come il matrimonio e i Pacs non mi piacciono affatto". "Ognuno nel suo letto fa quello che vuole, però ci vorrebbe un po' di discrezione". "Non ho niente contro gay e lesbiche. Però, sai, un mio amico psichiatra mi ha spiegato che sono malati, solo che non si può dire".

Razzisti senza coraggio, discriminatori ansiosi di apparire equanimi e sinceri. Gli omofobi pretendono di discriminarti e, nel frattempo, discutere con te amichevolmente, mentre ti spiegano che sei malato o "disturbato" perché la tua sessualità è diversa da quella della maggioranza. E nonostante questa difformità si ripresente costante - nel 5/10% della popolazione - presso tutte le culture, a tutte le latitudini e in tutte le epoche. I gay non fanno figli (in realtà ne fanno, ma di solito non con la persona con cui vivono), ma in tutte le generazioni ci sono gay, di solito figli di coppie eterosessuali.

Comunque, tutto questo... per presentare uno dei più fulgidi esempi di omofobo: il signor Luciano Giustini, noto blogger della prima ora, con tanto di sito omonimo. Eccolo qui sorridente. Di solito si occupa di Internet, tecnologia e modernità del genere.

Una prima volta, nel 2004, se ne esce con questo post, citando un'associazione americana assolutamente screditata in campo medico e scientifico in generale; e per di più scambiando l'introduzione di un libro per "un interessante articolo sull'omosessualità". Così attuale che risaliva a giugno 2003!

La solita solfa sull'omosessualità come "errore, difetto, sviluppo incompleto della sessualità"... e via dicendo. Beccato con le mani nella marmellata, Giustini si scusa, professa la sua non-omofobia e promette di stare più attento in futuro. In effetti da lì era nato un putiferio con interventi su Tom, su Livingston e su Village, dove la teoria del Narth - ripresa in Italia dalla dottoressa Atzori - era stata smascherata e pienamente smentita nella sua assoluta mancanza di scientificità.

A distanza di oltre due anni, Luciano Giustini ci ricasca e inopinatamente butta lì, come se niente fosse, le presunte affermazioni di due psicologi e una psicoterapeuta (ovviamente anonimi), che ripetono la solita solfa:
E' un disturbo della sessualità, questo lo sanno tutti gli psicologi e psicoanalisti da anni. Gli omosessuali sono dei malati, sia sul versante maschile sia su quello femminile. Solo che nel DSM IV [il manuale di riferimento] hanno scritto che non e' piu' vero, nella commissione che lo redige sono entrati molti gay, e da quel momento e' diventato illegale, durante la terapia, dire ad un gay che e' malato. O ci arriva da solo oppure bisogna dirgli che no, non è malato. Purtroppo così la società ha smesso di considerarli tali, creando molti danni."

Ora:
1) anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha cancellato l'omosessualità dall'elenco delle malattie
2) quali sarebbero questi "molti danni" provocati dal comportamento di cui sopra? si possono quantificare o siamo sempre nell'ambito di affermazioni generiche e indimostrabili?

Richiamato all'ordine da Marco di Livingston, Giustini si giustifica così: "quando dici questo, ora invece ti accusano di essere omofobo e che ti devi curare tu, non loro".

Ma ammettere di essere omofobo e almeno avere il coraggio di difendere le proprie posizioni indifendibili? Non sarebbe più dignitoso?

Forse, però, è un buon segno: ci si vergogna un po' a passare per omofobi.

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