Aldo Busi a Tetris: "Ho permesso al premier di vedermi". Bersani raccapricciante sul matrimonio gay e la Binetti


È la disperazione di un paese ridotto alle liti televisive; alle condanne senza prospettiva assolutoria e alle tragiche battute da cabaret che diventano per una invenzione mediatica, pratiche di vita e modelli. Ieri sera, Aldo Busi, fuori dalle cretine logiche di una cretina televisione assurta ad aspirazione collettiva di fama e facili guadagni, ha dato la migliore delle sue notabili interpretazioni di bastian contrario, di guitto delle parole, e, per un momento, parlando di temi politici, di rivendicazioni "antisociali" come pare diventato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ci ha rigettato dentro questa nostra politica perversa, disumana, che ci impegna tutti a discuterla quotidianamente, senza una prospettiva minima di un qualche risultato.

Aldo Busi, lo dico senza enfasi, lo si può tranquillamente amare, odiare disprezzare, divinizzare, poco importa. Qui si tratta di condivisione di temi che ci riguardano, che attengono alla nostra vita solitaria o di coppia; si tratta di noi e di una realtà che si è fatta perversa, opaca; politicamente, quasi nulla. Piace così tanto discutere di omosessualità e diritti nei salotti televisivi da non farsene cruccio se non lo si fa più nelle aule parlamentari e nelle commissioni. Al massimo si può perdere tempo per una agenzia di stampa, nulla di più. Il paese è ingessato a destra come a sinistra e al centro.

Parlando a ruota libera a Tetris su La7, Busi ha dato il meglio che poteva esporre televisivamente; ci ha trascinato in quella orrenda realtà dove stiamo senza accorgercene; o ne siamo coscienti e non sappiamo come uscirne.

In studio, politici, condirettori del Giornale, strateghi politici, si azzannano in una canea di parole e pensieri da lasciare basito persino il neo governatore del Piemonte, Cota, che però sottolinea la linea dura e omofoba della Lega sui diritti alle coppie di fatto. È un bene che Busi non sia lì, sicuro che sarebbe stato stritolato dal vociare di chi attua quella strategia per non far comprendere nulla. Sul tema della gestione politica, sembra non aver dubbi, parlando a caio perché sempronio capisca:

"Quello che abbiamo oggi in Italia è il fascismo - dice Busi -. Non puoi salvarti da Berlusconi, perché se tu non vai da lui, lui viene da te. Se c'è un gruppo di potere come L'Espresso o Repubblica che ha fatto tanto per Berlusconi, è quello, non è certamente Il Giornale o Libero o La Padania. Non dimentichiamo che Craxi, non sarebbe stato nulla senza gli attacchi di Scalfari. Le cose devono andare a decomposizione da sé... Qualsiasi cosa uno faccia contro Berlusconi, è per Berlusconi. Io non l'ho mai votato, lui ha conosciuto me, un paio di volte, nel senso che gli ho permesso di vedermi".


In questo Aldo recita la migliore delle sue interpretazioni intellettuali; obbliga chi sente di essere nel giusto a guardarsi dentro, e dentro la sua storia. Chi cerca di combattere il potere diventando potere, ma sbagliando perennemente strategia. Il premier, sembra dirci, è il risultato delle nostre scelte, dei nostri modelli attuali di vita, della nostra cultura. E allora perché lamentarsene? Piace così a tanti e tanto da volerne spesso anticipare i giudizi.

"Io questo conflitto di interesse tra me scrittore e lui che è al contempo un imprenditore e presidente del Consiglio, - prosegue Busi - non lo vivo sulla mia pelle in quanto scrittore. So per certo che se propongo un romanzo di un certo tipo, il romanzo verrebbe censurato da qualcuno che è molto più berlusconiano di lui; ed essendo in Mondadori da parecchio , ne ho visti passare tanti. Passerà anche lui, io resto. Io non cambio, ed è questa la coerenza massima. Se mi invita Pino Rauti, io ci vado, con i miei contenuti; non per questo divento rautiano. Io non sono Silvio Berlusconi che se è in un consesso di donne, diventa Filumena Marturano; se è dagli operai diventa operaista. Io sono sempre io: lo scrittore Aldo Busi. E dirò di più: io sono il cittadino".



Come tanti intellettuali - lo abbiamo detto altrove - Busi è controverso nella sua platealità. Si possono anche non condividere certe sue esternazioni, ma certamente ci costringe a riflettere, a guardarci tutti un po' dentro. Ci obbliga!

E lo fa col potere dell'intelligenza e della conoscenza, quando parla di coppie di fatto e di diritti negati:

"Se Bersani, a 24 ore dalle ultime elezioni, l'unico messaggio riformatore, progressista che lancia è: no al matrimonio agli omosessuali; ovvero una stronzata pazzesca, io stesso non sono andato a votare. Non in quanto omosessuale, perché io non mi sposerei nemmeno con le pantegane del giardino, ma è un simbolo. Allora, Bersani che dice questa cosa, e poi, ancora prima questo grande lamento per l'uscita della Binetti, una cosa raccapricciante...”

Consentitemi di fare un plauso alla genialità di Busi, che tratta la destra e la sinistra come l'uomo e la donna, e poi quella ipocrisia tutta dell'attuale opposizione che non vuole il matrimonio gay non avendo potuto e voluto portare a vittoria neppure una vergognosa legge come i Cus o i DiCo.

Busi sembra dirci una cosa importante e ce la dice: l'uomo è diventato il sesso debole perché degrada la femminilità. I diritti non possono essere dialogati sui numeri, perché nel caso delle coppie gay, può essere anche un simbolo. Non si può pensare, per dire, che se vengono bastonati tutti gli omosessuali e le transessuali, allora sì, va bene fare una legge che punisca l'omofobia. Le leggi si fanno per tutelare, per essere strumento di democrazia e di civile convivenza tra soggetti sociali. Anch'io sono tra coloro che non fruirebbero del matrimonio, ma questo non mi allontana di una virgola dalla necessità di averlo; di combattere per coloro che questo istituto lo aspettano e ne vogliono usufruire.

Chi ha sperato in una sinistra per ottenere giustizia di diritti - e sono tanti, credetemi - oggi si è ridotto a trastullare la visione di chi a destra spariglia il gioco della stessa destra. Basta una folata di vento contrario e non importa più il nome e la storia di chi ha sollevato quella folata. Senza più l'ipotetico desiderio di volare, come recitava Gaber, ci troviamo a tifare per chi provavamo a farcelo nemico. "A quelli della sinistra piace Fini", gongolava Quagliariello.

Leggevo ieri sull'Unità, un breve elzeviro, che raggruppa la sintesi di quello che è oggi lo stato in cui ci troviamo. È di una certa Mary.

"È finita che l'unico che fa uno sgambettino al nano malefico è un ex fascista. Chapeau!".



Per il resto, poco da concludere. Alle parole di Busi a favore delle unioni civili gay, la politica televisiva è stata unanime e univoca: "vadano dai notai; il patrimonio di un paese? I figli e la famiglia tradizionale!" Ipocriti!

"Se si tratta di un problema ideologico, di voler scardinare la famiglia tradizionale, allora no, non si può far nulla", sentenziava Quagliariello.

E così, in un talk show televisivo, anche la recente raccomandazione della Consulta, perché dei diritti delle coppie gay se ne preoccupi la politica, pare dirci aver trovato degna sepoltura! Riposi in pace.

Foto | zapster

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