Alessandro Cecchi Paone: "A 50 anni cerco un uomo da sposare"

Credo sia un fatto innegabile che a qualsiasi età si cerchi un compagno per condividere con lui parte della vita e per catalogarlo tra gli eccelsi affetti del cuore. Un desiderio che prima o poi coinvolge tutti e quando capita, se capita, mica facile oggi come ieri, si sente una forza intima di soddisfazione, la voglia di essere al centro dell'universo. Insomma è l'amore! Amore così spesso desiderato da essere pubblicamente richiesto, proprio come è accaduto ad Alessandro Cecchi Paone che, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale, parla di sé e dei suoi desideri profondi e intimi. Alessandro è l'uomo che in molti conosciamo: colto, divertente, magari un po' plateale nelle sue escursioni televisive, ma sempre con la barra dritta in difesa delle sue e altrui scelte sessuali che, per quanto lo riguardano, sono accadute in una età matura e consapevole e per questo quel percorso si è presentato anche accidentato, pieno di paure e di coraggio da inventarsi.

Alessandro, come altri personaggi pubblici, si è raccontato molto, e ora, tra i suoi desideri da esaudire, pensa ci debba essere un amore, alla soglia del mezzo secolo di vita. Un amore che possa prevedere la costruzione di un futuro ma, che egli stesso si sofferma ancora a pensare quasi come ad una utopia,. un sogno da portare avanti e probabilmente realizzarlo con gli strumenti del cuore. Chissà! Dice:

"Ho avuto due grandi amori femminili - una fidanzata e una moglie - e due grandi amori maschili con convivenza. Da un po' di tempo non succede e mi manca. Quindi il primo desiderio è banale e umano, e spero lo pensi tale anche chi mi legge: vorrei un nuovo grande amore in cui due storie, due persone, due corpi, due quotidianità si compenetrano. Il secondo desiderio è che questo amore possa prevedere la costruzione di un futuro, e il terzo è che io possa, arrivato quasi a cinquant’anni, riversare sul mio compagno l’enorme bagaglio di conoscenza e di esperienze che la vita mi ha consentito di accumulare. Certo, insegnare mi aiuta, ma è a una singola persona che vorrei dare tutto".

Che la cosa sia più complicata di quanto si possa immaginare, il divulgatore scientifico, spiega di aver incontrato tanti ragazzi che intendono legarsi a lui in affetto, ma lo scoglio è che quei ragazzi forse sono troppo giovani e malauguratamente sono attratti dal sesso opposto: sono eterosessuali.

"Un ragazzo di vent’anni molto bello, molto dolce, mi ha fermato in un locale, - dice Alessandro - ha voluto a tutti i costi diventarmi amico intimo, ma ha una ragazza e non è propenso ad arrivare fino alla completezza del rapporto. Mi piace, gli voglio bene e non riesco a sottrarmi. Alla fine è una situazione che fa male a tutti".

Già, proprio così, fa male a tutti, e allora meglio sciogliere quella intimità, farsene un dolore di ragione e proseguire nella vituperata solitudine. Meglio per tutti davvero!

Poi, nel fantastico caso in cui si trovi l'anima del cuore, il ragazzo tanto desiderato e finalmente intimo in ogni desiderio, molti di noi pensano ad una stabilità del rapporto e magari ad una soluzione istituzionale che in Italia è pura chimera. Cecchi Paone dice persino di essere poco convinto dell'istituto del matrimonio per persone dello stesso sesso:

Io ho sempre chiesto la convivenza regolamentata sia per le coppie etero, sia per quelle omosessuali - spiega Alessandro nell'intervista -. Siccome non ce l’hanno voluta dare né i governi di destra, né quelli di sinistra, allora facciamo una battaglia di bandiera e chiediamo il matrimonio, anche se è sbagliato perché crea confusione, perché è sbagliato il nome. Visto che non otteniamo nulla ci rimane la provocazione per dire, come è giusto dire, che simo tutti uguali e non è giusta la discriminazione sulla base del nome “matrimonio”.

Peccato che non si sia chiesto ad Alessandro perché la definizione 'matrimonio' crei confusione; perché è sbagliato il nome, che magari, da colto esegeta può anche avere ragione e interpretazioni diverse ma, molti di noi, non ne stanno facendo una battaglia di bandiera, bensì una battaglia di civiltà, di antidiscriminazione, di riconoscimento di sacrosanti diritti uguali per tutti.

Costruirsi un rapporto con un'altra persona che nell'intimo e tra gli altri affetti si ritiene essere il proprio compagno o coniuge è già difficile di suo e, quando le difficoltà nella vita tra due persone si riescono a superare nel rispetto e nei reciproci profondi sentimenti, si dovrebbe avere il diritto di chiamarsi sposi, o altro che non li allontani dai proprio doveri e dai propri diritti.

In questa battaglia, ad esser sinceri, credo si possa contare su uno come Cecchi Paone. Non il solo, certo, ma Alessandro resta tra coloro che una mano possono darla.

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