Piero Marrazzo, le transessuali, il calvario e l'abominio. Quando si costruisce un mostro immaginario!


Bastano pochi minuti per demolire un castello di bugie, di nefandezze, costruite ad arte per seppellire la vita di un uomo. Bastano pochi minuti per fare di quell'uomo un mostro tentacolare, un abietto. Minuti preziosi, calcolati, feroci e, nel primo caso, minuti che tentano di restaurare una giustizia persa, di restituire valore alla vita attaccata, di restituirgli in qualche maniera un decoro perso. Dal 23 ottobre dello scorso anno, il politico, l'ex anchorman televisivo, l'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, era stato trascinato in una storia di transessuali, di droga, di ricatti, di abusi di potere, di macabri scenari che hanno segnato la vita di una transessuale, finita morta chissà come e perché. I misteri di una Italia nera, misteriosa, ricattatrice. Lui era stato costretto alle dimissioni, messo alla gogna, finito per essere l'agnello sacrificato in nome di chissà quale Italia perbene, onesta, pudica, scevra da ogni altro scandalo.

Ora, a scagionare completamente Piero Marrazzo, ci hanno pensato i supremi giudici della Corte di Cassazione, che hanno confermato il ruolo ricattatorio dei militari coinvolti nel caso; aggravando quella di un maresciallo e dicendo a chiare lettere, per quanto concerne la posizione di Piero Marrazzo nell'ambito della vicenda che lo ha portato alle dimissioni dopo essere stato sorpreso e filmato da alcuni carabinieri insieme alla trans Natalì, anche con una dose di cocaina, la Suprema Corte - respingendo i tentativi dei difensori dei carabinieri di gettare discredito sulle dichiarazioni dell'ex governatore - rileva che "nei confronti di Marrazzo nulla autorizza ad ipotizzare condotte delittuose, essendo egli chiaramente la vittima predestinata di quella che è stata considerata come un'imboscata organizzata ai suoi danni". Irrilevante persino l'uso dell'auto di servizio con cui Marrazzo si recava agli appuntamenti con le transessuali; pretestuose le altre accuse orchestrate e servite per incastrare l'ex governatore. Scrive, tra l'altro la Cassazione:

“La progettazione della 'scena' messa in atto a via Gradoli era chiaramente protesa a non dar scampo al Marrazzo, a renderlo vulnerabile e disponibile a soddisfare ogni possibile richiesta di denaro o altri favori”

Ora, dopo queste parole chiare da parte dei giudici, resta tutto quello che è accaduto dal 23 ottobre in poi. Resta la vita di un uomo che è stato portato al patibolo, con le sue debolezze, una vita familiare tenuta in piedi grazie al rapporto sodale con la moglie, ma, soprattutto resta un pantano dove una persona, Brenda, è morta e ancora attende di avere pietosa sepoltura, come ha ricordato recentemente anche Vladimir Luxuria. La politica che in questi lunghi mesi ha ipocritamente schivato il caso Marrazzo, quando non lo ha attaccato con le armi dell'ignominia, oggi dovrebbe riflettere, guardarsi nell'intimo e trovare altre verità mai dette.

Ad esempio che non solo Marrazzo è l'unico trans- lover; coloro che amano la compagnia e i favori sessuali delle transessuali. Lo disse chiaramente, in una intervista sempre Luxuria:

“Diciamo che Marrazzo non è l'unico, ce ne sono tanti. I viali dove ci sono le trans non sono mica deserti. Esistono in politica così come in tutte le classi sociali. In percentuale né più né meno rispetto agli impiegati o agli operai o ai giornalisti”

Si disse anche, se non vado errato, che qualcuno tra questi fu fermato in tempo, mentre si stava avviando in un convivio amoroso con una transessuale. A noi, in fondo, interessa, più che la storia che ha già trovato fiumi di pagine scritte in ogni dove, l'ipocrisia che vi è quando si parla di rapporti sessuali con le transessuali e, perché no, anche con quelli omosessuali.

Vige da noi una specie di "Don't ask, Don't tell" che coinvolge un po' tutti. Si fa, si va, ma non si dice! Il racconto è personale, talmente personale che lo si può usare contro quando pubblicamente si esige una patente di pura eterosessualità. Le transessuali per molti sono merce da usare; così come un rapporto omosessuale lo si deve vivere rigorosamente nell'anonimato e nella clandestinità. Lo esige la società, la politica, la famiglia tradizionale, gli eventuali figli. Forse lo esige pure la chiesa, chissà! Si sono scoperti omofobi incalliti pescati con le mani e il corpo nel corpo di altri ragazzi; politici dalla pelle dura contro ogni forma di legittimazione dei diritti lgbtq che vanno a trans, a gay e a chissà quali altri gusti sessuali. Certo, non parliamo dell'Italia, o forse ne potremmo parlare, a sentire certe fonti che sembrano gossip solo perché non se ne fanno i nomi.

Siamo l'Italia dove la sessualità è una, inviolabile, sancita dal volere comune: l'uomo va con la donna, punto. Solo che poi, basta girarsi un pochino e si scorgono fiumi di persone ferme ai cigli delle strade a pattuire rapporti con le transessuali o con giovani; persone che danno appuntamenti in alberghi al terzo sesso; feste e festini dove l'univoca sessualità va a farsi benedire a favore di ogni altro piacere.

Nessuno si è mai occupato delle vite di queste persone che fanno parte della nostra comunità. La transessualità è ancora vissuta come momento sessuale, chiusa in un mondo losco, indeterminato, misterioso. La mercificazione della carne sembra quasi accompagnarsi alla mercificazione dell'anima. E invece, esistono transessuali, tante, tantissime, che lottano per una dignità personale e sociale, lottano per essere aiutate, ascoltate. Ai tempi della terribile vicenda Marrazzo, Porpora Marcasciano, voce militante del Mit, dalle pagine de "Il Manifesto" scrisse:

“Se ha costruito il suo corpo per essere una bomba di sesso e per vendere prestazioni sessuali, forse, liberi dal pregiudizio, dovremmo riconoscere quell’aspirazione come legittima piuttosto che stabilire dove e come dovrebbe collocarsi! Ma in Italia un riconoscimento di questo tipo è pura utopia! Come pura utopia sembrano essere diventati i diritti civili e la dignità delle persone transessuali, in un paese che risulta essere al primo posto nel mondo per omicidi transfobici, ma quella è un’altra storia, perché all’Italietta non interessa, vuole sapere piuttosto cosa ha trovato in loro Marrazzo o Lapo Elkan….indovina indovinello? Chiaramente Lapo e Marry e solo loro, sicuramente non mio marito, mio figlio, mio padre ecc’etero ecc’etero! Sarebbe stata la stessa domanda, magari articolata meglio, che avrei voluto porre a Ida Dominijanni all’Infedele di Lerner quando ha dichiarato che un (sottolineo il maschile) transessuale è un uomo che si maschera da donna. Per tutte/i noi non è stato bello. Diciamo che da lei ci si sarebbe aspettato altro. Può darsi che il femminismo della differenza faccia chiudere gli occhi su quello che non è donna, ma sinceramente non credo si tratti di una maschera, piuttosto del contrario”.

Forse la vicenda Marrazzo non è ancora conclusa; tante le domande senza risposte e tante le questioni che la magistratura dovrà appurare. Resta questa buona notizia per uno dei protagonisti, sceso in politica e finito in una canea mediatica e personale che lo ha portato alla semidistruzione. Resta un'Italia che gode dei servigi delle transessuali, per poi dimenticarsi dei loro diritti e della loro umana esistenza.

Foto | ZioDave

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