Franca Sozzani ne è sicura: il vero amico delle donne è gay!

Franca Sozzani ne è sicura: il vero amico delle donne è gay!

Lei, la protagonista della nostra storia, è una signora dei salotti meneghini; una star somigliante alla terribile direttrice editoriale nel film Il diavolo veste Prada, se non nei modi, nel trionfo megalomane delle linee guida di ciò che è "in" e ciò che sarebbe "out". Dal 1988 dirige la versione italiana del patinatissimo Vogue; è anche direttrice editoriale della casa editrice Condé Nast per l'Italia. Averla ad una sfilata significa successo per la griffe, cenare nel suo locale di Corso Como a Milano, appare a molti uno style in progress, un appartenere ad una Milano che più che da bere è da sorseggiare con fatua piaggeria. Fidanzata con Alain Elkann, si racconta abbia troncato carriere e ultimamente preso di mira l'Alfonso di Chi, reo di averla ripresa mentre sbaciucchiava il bel Elkann, finendo per definirlo "spazzatura". A vederla con le fluttuanti chiome sembra più un soggetto del Beato Angelico che non la donna che per molti detta glamour e per altri una versione mal riuscita di Anne Wintour.

Povera (si fa per dire) Franca Sozzani, finita a raccontare un idillio che più convenzionale non si poteva, e forse anche il più indigesto e stereotipato. Nell'editoriale di Vogue Italia, dal titolo: "Ecco il vero amico: il gay!", si lascia andare ad una serie di riflessioni da blogger pin-up, ad assiomi poco convincenti, alla banalizzazione del nostro universo.

È fuori questione: alle donne piace avere come amico, anzi, come amico del cuore, un gay. - esordisce "vamp" Sozzani - Si dice addirittura che sia l'unico amico sincero, fedele, che non ti tradirà mai e che da te non vorrà mai nulla. E questo a volte è un vero peccato. Se ha tutte queste qualità, perché doverci rinunciare? Ma non importa, è così perfetto in tutto che qualche difetto lo deve pur avere. Innanzitutto, l'amico gay non può avere una moglie. Di quelle odiose, brutte e gelose. È quindi disponibile. Come amici si può andare in giro parlando di uomini senza correre il pericolo che cerchi di rubartelo. O tu o lui, salvo rare eccezioni. Non avrà mai tacchi più alti o gioielli più belli. Non si girerà mai a guardare un'altra o non succederà mai che, guardando la protagonista di un film, ti dica che quella è esattamente il tipo di donna che gli piace.

Probabilmente la signora Sozzani appartiene ad una generazione come la mia e quella di altri - soltanto parecchia più ricca e ovattata - che si è abbeverata alla fonte di certi luoghi comuni finiti a raccontare improbabili idilli, schermaglie culturali e di dolci sensazioni affettive. Di chimere!

L'amico gay - irrinunciabile per la signora Vogue Italia - è una figura talmente rarefatta, così obsoleta e di facile strumentalizzazione che alla fine qualcuno potrebbe - e lo fa - dichiarare una insana discriminazione. L'editoriale, col piglio preso dall'autrice, avrebbe potuto diventare un decalogo alla Lagerfield, tutto crini e ventagli, piuttosto che la rappresentazione di una realtà più sana con i suoi problemi e le sue soddisfazioni. Ci sono gay di ogni fattura: di glamour e di velleità, di tacchi a spillo più alti di quelli indossate da donne, e di soggetti a cui la moda sembra un mondo di pura ambiguità e di futile rappresentazione.

Parla "dei gay" come degli esseri sovraumani eterei. - commenta un lettore di Vogue - Sottolinea la parola gay con l'aggettivo, come se fossimo marchiati come le mucche o come se fosse la prerogativa nella vita di una persona gay. Signora Sozzani, o "i gay" le han fatto molto male o non capisco tutto questo distacco da quel mondo che, penso, le appartiene molto.

Algida la figura gay alla Sozzani, mai lontana dal suo mondo paiettato, così lustro da sembrare irreale. Facesse un giro un po' più terreno, si accorgerebbe che ai gay piace la sfida e magari, se possono, rubano pure i mariti che si lasciano rubare, mettendo a dura prova un idillio così fermamente amicale con le donne, quelle stesse che entrano in competizione - ne ho viste tante - in disco o nei pub, sicure di essere loro le predilette. E alla fine, fortuna loro o nostra, lo sono.

Ho volutamente esagerato per tornare a parlare con più distacco di quella sicurezza che la Sozzani sembra affibbiarci. Gli amici sono amici, e possono appartenere al genere maschile come a quello femminile. Il tipo gay alla Sozzani, mi sembra solamente un angelo, parecchio modaiolo, sceso da una fluttuante nuvola di organza che, mellifluo e casto, si concede, come dice la stessa Sozzani, a "doversi misurare con un flirt incerto". La sicurezza di quanto scrive, la dice lunga:

Ma c'è un "ma" - scrive la direttora -. Frequentando solo amici gay finisci per adagiarti in una serena routine. Sei ammirata, vezzeggiata, coccolata così tanto che sei felice di non doverti misurare con flirt dall'esito incerto. Per lui sei sempre e comunque perfetta. Puoi dormire con pullover, calzini e maschera, o uscire con look improbabili. Tutto è permesso con lui. Certo non è così con i fidanzati. Nel mondo della moda ci sono più donne, anzi più donne in assoluto e la maggior parte ha come amico del cuore un amico gay. È rassicurante un amico sempre così disponibile e sempre indulgente sul giudizio estetico. La realtà fuori da questa situazione dorata è molto diversa. È rarissimo trovare un fidanzato che si ricordi tutti i tuoi vestiti e che ogni volta ti dica che stai benissimo [...] E allora? - conclude sorniona la vellutata Sozzani - La soluzione è semplice: un fidanzato il cui amico del cuore è un gay. E vissero tutti felici e contenti!

Chi, signora, il fidanzato e il suo amico del cuore gay?

Foto | Vogue

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