Matrimoni gay: le motivazioni della Consulta. Le reazioni dei movimenti e della politica

Matrimoni gay: le motivazioni della Consulta

La Corte costituzionale, decidendo sulle questioni poste con ordinanze del Tribunale di Venezia e della Corte d'appello di Trento, in relazione alle unioni omosessuali, ha dichiarato inammissibili le questioni stesse in riferimento agli artt. 2 e 117, I° comma, della Costituzione e infondate in relazione agli artt. 3 e 29 della Costituzione. dal Palazzo della Consulta, 14 aprile 2010.

Con queste scarne 3 righe e mezzo, nell'ora in cui a Roma si cerca ristoro e pausa dal lavoro nei bar e nei ristoranti, si conclude una delle battaglie di grande civiltà che ha visto in prima fila alcune associazioni lgbtq, coppie di fatto, militanti e simpatizzanti del movimento lgbt. Una nota che appare a molti stonata nelle speranze che si erano create attorno alla questione, si cercano motivazioni ancora da venire, si lenisce uno sconforto quasi epidermico. Dalle prime agenzie di stampa, i "soliti" clericali danzano una gioia scomposta, effimera, fanno notare che il matrimonio è tra sessi opposti e nulla di più. Alle 16.30 è indetta in fretta e furia una conferenza stampa alla sala stampa di Montecitorio.

Ci sono, per il Comitato "Sì, lo voglio", Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay; Imma Battaglia di Di Gay Project; Sergio Rovasio, segretario nazionale di "Certi Diritti", anima e cuore di un biennio di estrema battaglia. Si palesano anche Franco Grillini e la deputata Pd, Anna Paola Concia. L'aria è quasi rarefatta, i sorrisi di circostanza lasciati a metà, nel vuoto. Qualcuno mi avvisa che alla notizia da noi pubblicata, i commenti sono tantissimi - e ve ne ringrazio - e anche lì si vede una girandola di sentimenti che faticano a nascondere delusione e altre nuove speranze: chi pensa di andarsene via da questo "strano" paese europeo e chi, invece, tenta un ennesimo coraggio, una sfida ad una politica che poco vuole riconoscere la cittadinanza, in diritti, di altri suoi cittadini. Sì, perché se dovrà pensarci il Parlamento, lo scoramento è totale pensando alle battaglie sui DiCo, sui Cus e sull'oblio che su di essi è calato. Figurarsi parlare di matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.

Matrimoni gay: le motivazioni della Consulta. Le reazioni dei movimenti e della politicaMentre attraversiamo i dorati saloni della Camera, penso che tra quelle mura si fanno leggi per il Paese e sento anche come tanti tra quei legislatori intenti a chiacchierare, poco interessa il perché siamo lì, poco li riguarda la vita di chi spera in un riconoscimento del proprio amore. Che fine abbia fatto l'eguaglianza tra cittadini, qui risulta ancor più un mistero, quasi un dileggio. Vai a raccontare alle tante coppie di fatto che bisogna iniziare da capo; che questi due anni sono stati una chimera, una ineluttabile speranza finita a tornare nuovamente a sperare nei partiti, nella politica.

E invece è questo che si ripete, prima e durante la conferenza stampa, seguita dai "soliti" noti, forse perché ci si affida alle agenzie di stampa o all'alacre lavoro di comunicazione di Radio Radicale. O meglio, non ai partiti, ma l'attesa di quanto verrà scritto nella motivazione della Consulta, ancora a venire.

“Tutti ci dicono - sostiene Sergio Rovasio - che dobbiamo andare in modo molto moderato a esprimere qualsiasi giudizio. Noi possiamo anche esprimere un giudizio duro e negativo adesso, ma se tra una settimana o quando si leggeranno le motivazioni, ed escono degli spunti dove si dice: in base all'articolo x, non li si può chiamare matrimoni, ma è giusto che ci sia una legge all'inglese e che il Parlamento si muova in questa direzione, per noi, comunque, è un passo importante. Direi che oggi non c'è l'epilogo di questa campagna che abbiamo lanciato due anni fa assieme a Rete Lenford, semmai una occasione di rilancio. I giuristi e il collegio difensivo ci hanno ben consigliato di andare molto cauti nell'esprimere giudizi di merito senza conoscere le motivazioni di questa decisione".

Perché questo?, chiediamo.

"Perché sempre, secondo quanto dicono i giuristi, gli avvocati e i professori universitari, che fanno anche parte del collegio di difesa sia delle coppie gay che hanno fatto ricorso, sia dell'Associazione Radicale Certi Diritti, davanti alla Corte, le valutazioni, le considerazioni, le stesse negazioni della Corte saranno senz'altro ricontenute e, per questo, sarebbe un po' azzardato esprimere giudizi su questa decisione della Corte. Colgo l'occasione per ringraziare le coppie gay che hanno partecipato alla campagna di affermazione civile in questi due anni, mettendo anche la loro faccia per il riconoscimento dei loro diritti. Lo hanno fatto anche altri rappresentanti di altre coppie che non possono, o non vogliono, o ancora per motivi di discriminazione non possono uscire allo scoperto. Ringraziamo anche il collegio di difesa, composto da tre professori universitari e da un team di dieci avvocati, la maggior parte di avvocatura lgbt di Rete Lenford che hanno seguito tutte le vicende dei ricorsi presentati da queste coppie gay. Siamo qui non per piangerci addosso o per disperarci, ma per rilanciare questa campagna che continueremo comunque a portare avanti. Noi di "Certi Diritti" e "Rete Lenford" stiamo tentando di indicare una strada, una tra le tante, che si possono percorrere per la promozione e la difesa dei diritti civili. La prossima volta non saranno tre ma trenta professori universitari e cento avvocati. La strada della via legale non è oggi impedita e, probabilmente, avremo occasione i più di prima per continuare questa battaglia."

Prendendo la parola a nome di "Sì, lo voglio", Imma Battaglia torna a parlare di rispetto verso la sentenza:

"Non riteniamo la questione chiusa - spiega la leader di Di Gay Project - ma rimandata al luogo dove in qualche modo è iniziata e dove probabilmente è la sua natura, il Parlamento.

Ora speriamo che in Parlamento non prevalga l'omofobia della Lega, perché dopo le elezioni, sappiamo che la Lega ha vinto; ha vinto una parte politica decisamente arcaica, obsoleta. Mi auguro che i parlamentari italiani sappiano far prevalere il senso del dibattito civile, politico e democratico e che in Parlamento si possa assistere ad una rinascita di una identità forte e chiara della sinistra sui temi dei diritti civili e che questa identità possa agire in una prospettiva di lungo termine, perché non vedo una prospettiva di breve termine.

Io sono un'appassionata di gialli, e allora faccio un gossip alla Grillini: il 12 del mese scorso si è interrotta la discussione alla Consulta. Ora la sentenza esce in pieno baillame mondiale col Vaticano che devia l'attenzione sui grandi crimini di cui si è macchiato, buttando la questione in caciara sulla vergognosa equazione tra pedofilia e omosessualità. E allora, mi faccio una domanda: siamo certi che non ci sia alcun nesso?".

Paolo Patanè, dice di essere più asettico, di non leggere gialli. Preferiamo riportare del leader lgbtq la discussione che facciamo a quattrocchi dopo la conferenza stampa.

"Guarda, facciamo una prima considerazione: la gente è stanca, il movimento è provato da anni di risultati non conseguiti, di percorsi iniziati e non conclusi. Stiamo vivendo un capitolo ulteriore di un copione già conosciuto che non incoraggia; però da militante mi sento di dire che, comunque, quello che è accaduto è un fatto nuovo. Intanto i giochi non sono finiti, noi dobbiamo essere consapevoli che questa decisione della Consulta dovrà confrontarsi con la decisione delle Corti europee su questi temi. Siamo di fronte ad un confronto con l'Europa: è un percorso che non abbiamo mai aperto con decisione e con quello che è il Trattato di Lisbona. Siamo assolutamente costretti a crederci, perché ci troviamo di fronte non ad una sensazione, ma a un fatto. È un fatto che in Europa le cose sono state impostate in modo diverso; è un fatto che le Corti dell'Unione si stanno orientando verso un riconoscimento dell'uguaglianza e verso il riconoscimento del matrimonio gay. Per quanta stanchezza ci possa essere non è il momento di mollare; noi come Arcigay non lo faremo; io non lo farò. Penso che noi si debba fare delle azioni un po' più eclatanti"

Per esempio, con i prossimi ricorsi?
Sì, noi dobbiamo puntare ad averne cento di coppie. Questa storia ci insegna che l'errore è all'inizio, nel non aver avuto una grande coesione nel puntare su questo obiettivo perché oggi è indimostrabile che avendo una maggiore pressione sociale, avendo più ricorsi, il risultato sarebbe stato diverso. Però è ragionevole pensare che se da parte nostra, finalmente si decide, come movimento, come persone omosessuali, di perseguire la strada dei ricorsi giudiziari, allora lì cominciano ad esserci degli indicatori sociali forti. Il punto non è svendere, cercare altro rispetto al matrimonio civile: i diritti non sono frazionabili in percentuali. Le persone devono sentirsi parte di un pezzo di storia che stiamo tutti scrivendo; noi questa battaglia la vinceremo, perché tutta l'Europa è lì.

Intanto che stiamo in sala stampa a Montecitorio, le agenzie battono le varie dichiarazioni politiche. Il sottosegretario alla Presidenza con delega alle politiche famigliari, Carlo Giovanardi, gongola:

"Il Governo non aveva dubbi - dice - sull'esito di questi ricorsi e dell'interpretazione giusta e corretta che la Corte costituzionale ha dato all'istituto del matrimonio così come scolpito dai padri costituenti".

Scomoda ancora il Family Day, la sottosegretaria Eugenia Roccella:

"La famiglia non può che essere, secondo i giudici, una società naturale composta da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio. Nessuna discriminazione dunque, ma l'affermazione dei principi fondamentali della Carta Costituzionale in cui tutti gli italiani si riconoscono".

Non manca il "mitico"deputato Udc, Luca Volontè:

"La Consulta ha ribadito che il diritto alla famiglia implica doveri tra genitori eterosessuali. Ogni altra pretesa è stata giudicata correttamente come assolutamente priva di ogni fondamento. Un giudizio chiaro che condividiamo e del quale prendiamo atto con soddisfazione”.

Insomma, una maggioranza, per dirla in termini clericali, che canta il Te Deum, e una sinistra basita, poco convinta, quasi disarcionata sui temi che ha appoggiato negli anni con ben poca convinzione.

Tocca ancora una volta a noi, fatevi sotto coppie di fatto e di amore. La battaglia non è ancora finita, figurarsi se persa. Noi continueremo a parlarne e magari potreste essere voi a raccontarci la vostra storia di coppia che pubblicheremo. È il momento di agire!

Foto 1 | Flickr

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