Sudafrica: il razzista Eugene Terreblanche ucciso perché gay



Le indagini in corso sulla morte di Eugene Terreblanche, leader degli Afrikaner (un gruppo di persone favorevoli all’apartheid in Sudafrica), stanno evidenziando sfumature peggiori di quelle inizialmente ipotizzare.

L’uomo non sarebbe stato ucciso dai due dipendenti per porre fine al razzismo che l’aveva contraddistinto in vita. Eugene Terreblanche sarebbe stato picchiato a sangue poiché aveva tentato di violentare sessualmente uno dei due ragazzi che poi l'ha ucciso.

Accecata dall’odio la vittima dello stupro, mai consumato, avrebbe chiesto aiuto ad un collega maggiorenne per vendicarsi.

“Proprio il tentativo di sodomia – ha spiegato l’avvocato dei due assassini - sarà uno degli elementi che utilizzeremo per sostenere la difesa nel processo”.

Fermo restando che uno stupro è da condannare a prescindere di chi decida di consumarlo e che una persona per quanto moralmente orrenda non deve essere uccisa, la morte di Eugene Terreblanche ci offre uno spunto di riflessione.

Sapere che l’uomo è stato ucciso a causa dei suoi impulsi sessuali e non per il razzismo di cui era portavoce è più tollerabile tanto da assicurare a due assassini la libertà?

Peggio dell’omofobia, o del razzismo, c’è solo il tentativo di affermare che esiste un odio peggiore di un altro.

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