L'Avvenire contro L'Europa che difende i diritti delle persone omosessuali


Non avessero altro di cui occuparsi e preoccuparsi, visti gli scandali che sono arrivati alla soglia degli appartamenti papali. Così, ieri un amico commentava un articolo pubblicato sul quotidiano della Cei episcopale "L'Avvenire", in cui veniva attaccato duramente il Consiglio d'Europa e i governi europei, rei di difendere i diritti umani delle persone omosessuali. "Altro che messaggio cristiano, - finiva il commento dell'amico - qui siamo alla promozione dell'odio". Insomma, i vescovi, dopo il cerchio di difesa sul papa per le tante polemiche estere sui probabili silenzi verso preti pedofili, si sono ricompattati a sentenziare sui diritti che (non) servono agli omosessuali. La carità cristiana è stata nuovamente messa da parte per far posto a sentenziamenti edulcorati, facili quanto ipocrite salvaguardia sulle discriminazioni che se toccano gli omosessuali in particolare e tutte le persone lgbt in generale, diventano problemi irrisolvibili perché pare vanno a toccare gangli sociali da lasciare ai margini della società civile. A noi sembra sia così oggi questa chiesa cattolica che intende entrare in ogni giudizio che riguarda i cittadini di ogni Stato.

Succede che una raccomandazione approvata dal comitato dei ministri di Strasburgo introduce la 'novità giuridica dell'identità di genere per sollecitare misure volte a combattere discriminazioni fondate su di esso e sull'orientamento sessuale. La questione, secondo il quotidiano dei vescovi cattolici, va a fare a pugni con il Trattato di Lisbona (strano che venga evocato ora, dopo le tante abiure ai tempi della sua discussione e approvazione) nel quale - ricorda Avvenire - il contrasto delle discriminazioni non è mai riferito alla identità di genere, ma solo al sesso e all'orientamento sessuale. Poi la stoccata:

"La nuova denominazione (gender in inglese) è l'ultima invenzione del movimento Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) che esprime l'ideologia secondo cui il sesso è oggetto di assoluta autodeterminazione, indipendentemente dalla differenza sessuale radicata nella biologia e nella civiltà. Il testo passa dalla richiesta del riconoscimento giuridico integrale del cambiamento di sesso al diritto di sposare una persona di sesso opposto alla identità che ci si è voluti procurare".

Inventori dei termini; ecco cosa siamo per il Vaticano. E su quello l'infarcimento di richieste di riconoscimenti. Roba che dette da altri ci sarebbe da sorridere; ma scritto dall'organo Cei deve sempre preoccupare. Le equazioni vescovili son sempre quelle: se si chiede un diritto per qualcuno, lo si deve stoppare perché altri potrebbero chiedere le stesse protezioni.

Dalla adozione dei single si slitta a quella degli omosessuali, in nome del principio di non discriminazione. Per aprire la strada, forse, come avviene nel documento di Gross, alla possibilità del partner gay di partecipare a tale adozione. In nome del 'superiore interesse' del bambino si arriva poi a sollecitare il dovere di prendere in considerazione le coppie omosessuali in materia di responsabilità parentali. Stessa logica per la procreazione medicalmente assistita. Per raggiungere gli obiettivi perseguiti si sollecitano anche, quando ritenuto 'appropriato ', sanzioni e obblighi di risarcimenti. Alle istituzioni pubbliche si chiede anche una sorta di arbitrato a favore del movimento gay nel confronto con organizzazioni di vario tipo (anche comunita' religiose) ed 'azioni positive' a favore del movimento Lgbt". "Il testo mira a evitare discriminazioni ma pone le premesse per esiti preocupanti: adozioni, unioni omosessuali, procreazione assistita, propaganda nelle scuole".

Roba da rimanere basiti se non fosse detta da uomini che dovrebbero essere allenati alla misericordia e alla comprensione dei cuori.

A tale proposito, Ottavio Marzocchi, responsabile delle questioni europee per i Radicali, dichiara:

Oggi abbiamo assistito all'ennesimo attacco del quotidiano della CEI l'Avvenire contro i diritti delle persone LGBT(E) e contro coloro che difendono lo Stato di Diritto, la democrazia, i diritti umani, il principio di eguaglianza, alla base della civiltà giuridica contemporanea che si afferma sempre più in Europa.

Questa volta le gerarchie clericali, diretta emanazione dello Stato teocratico della "Città del Vaticano", se la prendono contro la Risoluzione sulla lotta alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere adottata dal Consiglio d'Europa e dal suo Comitato dei Ministri nei giorni scorsi.

L'Avvenire solleva una ridicola, strampalata e falsa incompatibilità col Trattato di Lisbona, aggiungendo che la Risoluzione approvata pone le premesse per "esiti preoccupanti riguardo le adozioni per le coppie gay, le unioni omosessuali, la procreazione assistita e la propaganda nelle scuole". È semplicemente patetico che il quotidiano dei Cardinali cerchi di distrarre i suoi lettori e l’opinione pubblica inventandosi incompatibilità del tutto infondate sul piano del diritto comunitario europeo da questioni molto gravi che riguardano il fenomeno della pedofilia, sempre più diffuso nelle diocesi cattoliche di molti paesi del mondo, così come dai gravi silenzi e coperture di rilevanza criminale di cui si sono resi responsabili molti esponenti della chiesa cattolica.

Ci auguriamo che i vescovi e le gerarchie cattoliche sappiano fare tesoro delle drammatiche miserie che sono sotto gli occhi dell'opinione pubblica internazionale, per ritornare e riscoprire l’ amore e il bene verso il prossimo, recuperando nuovamente i valori di fratellanza della loro Chiesa e recuperare l'umanità perduta.

Foto | jmerelo

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