L'omosessualità sarda di Siluna


Vista dall'estero, l'Italia di oggi appare in tormentata analisi di cosa vuole e può essere. L'Italia delle speranze, dei dialoghi e della libera circolazione delle idee, pare aver lasciato il posto ad un'Italia che non riesce a riconoscere il prossimo, a capire i bisogni degli altri, le loro virtù. Un'Italia oramai povera di progresso e sempre più ricca di nostalgie e di voglie di passati feudatari dove la legge del più forte contrasta quella dei più deboli. Dall'estero, oramai ci vedono come il Belpaese senza trionfi e senza desiderio di progresso; stanchi di noi stessi. Chi non riesce a sopportare più l'amorfa politica e socialità italica, lascia, ahinoi, tutto e va a vivere in un'altra Europa dove i diritti lgbtq sono patrimonio di tutti; dove le persone transessuali e omosessuali sono coacervo col resto della società civile. Dove la scuola, la strada, le istituzioni, convivono con le minoranze senza il minimo desiderio di obluncarle.

Restano coraggiose figure di persone che, non potendo o non volendo lasciare patria e famiglia e affetti, si danno una forza leonina, spavalda, eroicamente grande per superare i livori di una società che mal sopporta le diversità. Uno tra i tanti, Ignazio Ladu, 28 anni, vive nel posto più acerbo e difficile della Sardegna, la Barbagia. Molti la conoscono come Siluna, un tipo molto buono di formaggio caprino.

A L'Unione Sarda, Siluna, racconta la sua storia di gay; una storia come altre ma difficili come tantissime quando si tratta di vivere la propria omosessualità. A diciannove anni se ne fugge in Sicilia, dopo aver sperimentato mille mestieri. Lì, racconta, di aver trovato una certa serenità, i piaceri meravigliosi di un ragazzo così giovane. Poi la Calabria dove conosce un amico gay che lo introduce nel fantastico mondo delle drag queen.

Ma come accade per molti, non ce a fa a stare lontano dalla sua terra natia; dai profumi di mirto e dai colori di una terra dura e generosa. Non è tra gli altri coraggiosi che sbarcano in una Europa diversa e senza probemi per i "diversi". Sente di voler tornare a Nuoro, tra la sua gente. E così fa!

Straziante il ricordo di Ignazio quando parla del suo rapporto con la madre: un rapporto difficile, definitivo nella sua asprezza:

"Sei la vergogna della famiglia, hai fatto la tua scelta, tienitela".

Non una risposta pasoliniana del dolore, di fronte ad una madre così determinata. Ignazio vuol conquistarsi la vita e viverla come la vita gli chiede. Chissà se oggi, quella "vergogna" sia riuscita a cambiarsi in qualcosa di più materno e affettuoso.

È anche successo che ad una di quelle feste patronali, tutto luminarie e passeggiate in ghingheri, Ignazio sia stato presi a calci e redarguito malamente da un altro giovane. Due giorni dopo, il giovinastro ha fatto il mea culpa dalle pagine di un giornale che aveva riportato l'accaduto.

Pare che a oggi, l'unico legame familiare di Siluna sia con una sorella diventata monaca di clausura che, saputa l'aggressione ha chiesto e ottenuto il permesso di sentire il fratello.

Su quello che è lui e su cosa sono gli altri, Siluna, o dice chiaramente:

"Qualcuno mi ha anche proposto di restare nell'anonimato. Non potrei, non me lo consente il temperamento. Ho provato a soffocarmi e sono state crisi di pianto, depressione e neanche una buona ragione per giustificare d'essere al mondo. Altri lo fanno, lo so. A Nuoro ne conosco tanti, di imboscati. Padri di famiglia e operai, pizzaioli e meccanici, studenti e artigiani. Ci sono anche moltissime lesbiche, forse addirittura più numerose dei gay. Ma nascostissime perché questo non è posto dove due donne possono dire d'amarsi davanti a tutti. Gli etero curiosi, poi, sono una quantità. Sulla società agropastorale corrono molti luoghi comuni. Li vedi in piazza, col vellutino nero e un mezzo sorrisetto da balenteddos: in gruppo recitano sempre la stessa parte. Dopo, quando magari li conosci uno per uno, scopri che molti sono fragili, che non hanno nulla contro quelli come me, che anzi volendo, ma proprio volendo...".

Nonostante tutto Siluna, continua la sua storia e la sua vita lì, in Sardegna, a Nuoro, dove continua ad esibirsi come drag queen, dove cerca un riscatto probabile e felice per lui.

"Farà ridere - dice - ma questa terra è anche la mia terra: nessuno può mandarmi via".

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