La vergogna e l'offesa di essere indicato come gay: cingalese uccide due suoi connazionali a Firenze

La vergogna e l'offesa di essere indicato come gay: cingalese uccide due suoi connazionali a Firenze

Nella giornata di sabato, alla viglia di Pasqua, la città di Firenze si è macchiata di sangue. Vicino a Piazza di Santa Maria Novella, due cingalesi sono stati uccisi a coltellate. E dopo poche ore, gli inquirenti hanno individuato l'assassino che ha confessato i delitti. E la cosa più inquietante è anche il movente che ha scaturito la violenza. L'uomo, della stessa nazionalità delle due vittime, ha confessato i delitti: l'avvocato così ne parla:

" Aveva preannunciato che si sarebbe fatto giustizia da solo. Erano mesi che lo chiamavano "finocchio" e gli toccavano i genitali. Non ne poteva più. Un giorno mi ha detto "arrestali, altrimenti ci penso da solo""

Già in precedenti occasioni, l'uomo aveva ferito alcuni connazionali che si erano recati sotto casa sua, per insultarlo e sbeffeggiarlo. E aveva reagito violentemente:

"Quella volta era sceso in strada con una spada e un coltello, ma i suoi connazionali erano stati feriti lievemente e a Kumara è stato contestato solo il reato di lesioni. Al processo abbiamo patteggiato. L'uomo ha una sindrome schizofrenica per la quale avevo chiesto il trattamento sanitario obbligatorio. Voglio sapere se è stato seguito come era necessario fare"

Ecco l'ennesima triste e degradante vicenda di un uomo, chiamato "finocchio" o "gay" o "frocio", termine che, in alcuni contesti e ambienti, è talmente dispregiativo da giustificare odio e violenza. Una parola che offende, che indigna che umilia. Una parola, "gay", che, ironicamente, nel senso letterale, significherebbe "gaio". Qui, tutto l'opposto.

Foto | Typhoidandswans

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