Il Vaticano nel pantano degli abusi sessuali. Perché Queerblog ne parla



Parlando di pedofilia nella chiesa cattolica, qualche nostro lettore si è chiesto del perché Queerblog se ne occupasse, quasi a tracciare una linea immaginaria tra lo scandalo della chiesa, i suoi sacerdoti e l'omosessualità. Non era un argomento queer, suggeriva il lettore, si faceva distonia e si rischiava di creare un connubio difficile, improbabile, impertinente, sacrilego tra il dibattito sui diritti omosessuali, quella sfera di argomenti queer soffici e leggeri e la pedofilia che aveva investito decine di diocesi cattoliche sparse nel mondo. Ci sono diverse ragioni del perché , se da una parte il lettore ha ragione, dall'altra credo che il tema si debba dibattere anche tra noi. Una è quella che investe noi e il Vaticano proprio sull'omosessualità. Cambiati i papi, nella chiesa di Cristo, i giudizi sull'omosessualità dei preti, sul celibato del clero, sui preti che abbandonano i lussi per dedicarsi ai malati di aids, ai disoccupati, alle transessuali condannate ai marciapiedi; non è cambiato. Ogni pontefice ha tenuto la barra dritta contro questi sacerdoti del bene; se non li ha cacciati li ha lasciati ai margini delle loro funzioni apostoliche. Lo stesso è accaduto alle persone omosessuali e transessuali. L'omosessualità poteva essere mal sopportata a patto che fosse vissuta in terribile castità.

Il Vaticano, non noi, in questi decenni si è fatto nemico acerrimo; si è concesso il giudizio assoluto, quasi dogmatico sul perdono e sulla condanna all'omosessualità. In tempi di primi bagliori di scandali pedofili nel clero, lontani dalla melma oceanica di oggi, la soluzione parve essere quella di allontanare gli omosessuali dai seminari, sapendo che mantenevano silenzi sui loro alti prelati e sui sacerdoti sporcaccioni. La loro "sacralità"di giudizio era stata la più breve e la più sbagliata: combattere i preti pedofili cacciando i seminaristi in odore di omosessualità. Una equazione insana.

Con le cronache di questi giorni, le sacre mura sembrano vacillare; lo scandalo partito dall'America è stato il primo e l'ultimo di una serie che ha finito per toccare Benedetto XVI e monsignor Bertone. Sarà difficile capire cosa, come e quanto è successo finché il Vaticano non vorrà scoprire del tutto il vaso di pandora, aprendo i suoi archivi più che ostinarsi nelle sole difese verso il papa e le alte gerarchie ecclesiastiche, non spiegando neppure anni di silenzi e di coperture. Se la difesa è il miglior attacco, le difese odierne sembrano voler coprire altri silenzi e accuse.

Il Vaticano oggi non dovrebbe difendersi cercando un'autoassoluzione; non basta a questo punto che il pontefice si affacci dalla finestra del suo studio per dire ai fedeli di Piazza S. Pietro che se il peccato è indifendibile i peccatori necessitano di perdono, quasi si trattasse di marachelle e non di violenza sui minori. Violenza sessuale, vessazione di corpi e di anime fragili, innocenti, indifese. Il cardinale Joseph Ratzinger si disinteressò di un suo sacerdote che violentava fanciulli, è l'accusa del New York Times, e se uno di autorità su un altro, come era già allora S.E. Ratzinger, non intese fermare l'abominia su fanciulli affidati a loro per farli crescere sani e felici, ne è egli stesso colpevole, suggerisce il quotidiano americano.

Troppa tollerata omertà; la scelta peggiore, per il mondo cattolico, scrive qualcuno, sarebbe quella di gridare al complotto della "lobby laicista internazionale". Il passato e il presente di una parte di chiesa poco apostolica sta emergendo come melma sul mare e non basta classificare come ignobili le accuse entrate nelle mura leonine. Serve di più. E serve l'umiltà di una chiesa potente, forte, ricca, seguita da milioni di suoi fedeli.

Ci si racconti, ad esempio, del fondatore dei Legionari di Cristo, che a quanto risulta fu anch'egli abusatore sessuale di minori. Aprite gli archivi; aprite gli archivi!

Si racconti davvero la vita poco sacerdotale di Lawrence Murphy. Di come dal 1950 al 1974 riuscì a lavorare alla St. John's School senza che né le autorità ecclesiastiche, né la polizia, né le procure federali si interessassero alle sue malefatte contro bambini non udenti. E come sia potuto succedere che l'arcivescovo William Cousins lo abbia trasferito, nonostante i racconti da inferno, nella diocesi di Superior dove per altri 24 anni ha svolto il suo lavoro indisturbato, con altri ragazzi e persino in un carcere minorile. Come si può definire "attacco ignobile per colpire il papa", davanti a queste cose? Probabilmente la lettura del NYT è tendenziosa; anzi lo è davvero, ma che siano le gerarchie vaticane a dirlo, lascia un amaro in bocca così forte da riuscire insopportabile.

Il teologo Hans Kung, liquidato dal Vaticano come uno che "fa solo marketing" ha invitato Benedetto XVI a recitare il "mea culpa" sugli episodi di violenza. A una emittente tivù svizzera, Kung, ha spiegato:

"Non c'era nessun altro uomo, in tutta la chiesa cattolica, che sapesse così tanto sui casi di abusi sessuali e certamente ex officio, in virtù della sua carica".

Parla ovviamente di Ratzinger cardinale, presidente della congregazione per la dottrina delle fede.

Il caso Irlanda è un altro tra i più colpiti recentemente. Lì, viene fuori la figura di John Magee, vescovo di Cloyne e segretario personale di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Di lui si raccontano cose epiche. Per i ruoli che ha coperto è il più imbarazzante tra coloro che sono finiti invischiati in racconti di pedofilia. Per anni Magee ha coperto gli abusi sessuali dei preti a lui affidati. Orazio La Rocca, qualche giorno fa su Repubblica, tracciava un quadro poco esaltante dell'alto presule.

Pare che al primo collasso di papa Luciani, Magee non chiamò il medico e costrinse il papa alla frugale cena. Il giorno dopo Luciani fu trovato senza vita. Wojtyla, poi, lo aveva voluto responsabile delle sacre cerimonie vaticane, mentre dentro le sacre mura si spandevano pettegolezzi e racconti poco edificanti su di lui. Messo all'indice per presunti atteggiamenti omosessuali, per l'abitudine di prendere il sole sul terrazzo della sua abitazione, in costume da bagno; per le sue frequentazioni giudicate poco ortodosse.

Un mondo di misteri quello vaticano, che ora se la deve vedere (forse) con la giustizia temporale, con le persone violate, e (più forse di prima), con la sua coscienza.

Il silenzio infranto, finisce col toccare anche lo stivale. Un frate che tocca un ragazzino di 11 anni dicendo essere le mani di Dio, in Toscana. Ad Arezzo, don Pierangelo Bertagna che confessa 38 abusi sessuali e che viene processato per 18 casi di violenza su minori. A Nuoro, don Pietro Sabatini, rettore del seminario di Lanusei che nel 2004 ha patteggiato una multa di 4.600 euro per aver scaricato da internet immagini pedopornografiche. E ancora, Trapani, dove monsignor Mustazza viene accusato di atti di libidine verso i minori e patteggia un anno e 10 mesi di reclusione. A Napoli, a Roma, a Torino dove don Marco Gamba viene condannato per possesso di immagini pedopornografiche. E poi, Bolzano, Milano, e chissà quanti altri luoghi dove il silenzio riesce a non raccontarci altre ignominie.

Una ecatombe dello spirito e una rivalsa del peggiore tra i peggiori mali. Credo non sia finita qui, anche se ce lo vorremmo augurare, quanto meno per le persone violate.

Ecco del perché, Queerblog deve parlare anche di questo, e di chi, macchiandosi di colpe terribili, intende colpevolizzare l'omosessualità. Di chi ancora pensa che siamo il peccato, avendo il peccato in casa, e chiede la redenzione per sé.

Foto/ Zingaro

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