Matrimoni gay. La Consulta rinvia a domani mattina. Cronaca di una giornata difficile


Tutto ha inizio intorno alle 11.00 di questa mattina, quando la Corte Costituzionale ha aperto la seduta pubblica per discutere sull’ammissibilità costituzionale del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Passano pochi minuti e la Corte si ritira in camera di Consiglio; deve decidere sull’ammissibilità dell’intervento delle coppie richiedenti e dell’Associazione Radicale Certi Diritti: in pratica sulla costituzionalità del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia. Non impiegano molto e dopo circa quindici minuti di camera di Consiglio, la Corte ritiene inammissibile l'intervento. Si inizia a trepidare e qualcuno comincia a temere il peggio. Viene dichiarato inammissibile l'intervento in aula degli avvocati di Certi Diritti e di una coppia di fatto omosessuale.

Nel ricorso all'esame dei giudici si afferma che il divieto viola il principio costituzionale di uguaglianza tra cittadini ed è in contrasto con le norme europee in materia. Ne deriverebbe inoltre una "irragionevole disparità di trattamento" tra omosessuali e transessuali dal momento che a questi ultimi - dopo il cambiamento di sesso - è consentito il matrimonio tra persone del loro stesso sesso originario.

A costituirsi in giudizio per parte della Presidenza del Consiglio, è presente l'avvocatura di Stato che si batte per l'inammissibilità su tutti i fronti. Secondo quanto affermano davanti al giudizio della Consulta: si produrrebbe una "operazione di manipolatura del tessuto normativo" che compete al legislatore.

L'udienza dura alcune ore, poi la decisione: i giudici della Corte Costituzionale, sotto la presidenza di Francesco Amirante, si riuniranno in Camera di Consiglio alle 17.00. Ne usciranno con una sentenza. Intanto, alle 15.00 il Comitato nazionale per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso Sì, lo voglio, indicono una Conferenza stampa , presso la Sala stampa della Camera dei deputati. Sono presenti: Imma Battaglia, Maurizio Cecconi
, Enzo Cucco, Paolo Patanè, Francesca Polo.

Alle 17.30 torna a riunirsi la Consulta, ma si capisce quasi subito che non ci sarà una sentenza in giornata. Intanto arrivano le prime dichiarazioni politiche.

Renata Polverini candidata Pdl alla presidenza della Regione Lazio:

"Io l'ho già detto alla base del matrimonio c'è la diversità tra i sessi. I diritti civili sono individuali e su quelli non discuto"

Emma Bonino candidata per il centrosinistra alla presidenza Lazio:

"Quello che dirà la Corte costituzionale sarà un vincolo per tutti, punto e basta. Proprio per questo esistono le istituzioni in un Paese democratico, e credo che queste siano le sentenze che vanno rispettate".

Franco Grillini:

“Qualunque sia l'orientamento della Corte costituzionale sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, la discussione di oggi rappresenta un fatto di rilevanza storica perché‚ punta il dito su una discriminazione di fatto: da una parte cittadini che possono contrarre matrimonio, dall'altra cittadini che non possono contrarre matrimonio”

Carlo Giovanardi:

“La Consulta non può bocciare la Costituzione italiana. L'articolo 29 parla chiaro, la famiglia è una società naturale formata dal matrimonio. E la famiglia è costituita da un uomo e una donna, i nostri costituenti non avevano il minimo dubbio che il matrimonio fosse l'unione tra un uomo e una donna. Quindi mi aspetto che la Consulta bocci il ricorso”

Nella discussione intervengono anche i legali delle coppie che si sono rivolte ai tribunali prima e oggi alla Consulta. Chiare le tesi dell'avvocato Vittorio Angiolini:

"È discutibile che debba essere solo il legislatore a rilevare l'evoluzione sociale della famiglia, intesa come società naturale fondata sul matrimonio perché se può essere solo il legislatore, allora non avrebbe più significato parlare di società naturale. Inoltre, non c'è alcuna lesione di libertà altrui: né dei figli né di terzi. Sia dunque la Corte Costituzionale a prendere contezza che la società è cambiata”

Gli fa eco l'avvocato Vincenzo Zeno Zencovich:

“Non è il Parlamento ma la Corte Costituzionale a essere chiamata a riconoscere certi diritti. La Consulta spesso anticipa tali riconoscimenti ancor prima dell'intervento del legislatore come in passato è ad esempio avvenuto per la riforma del diritto di famiglia”

Domani, vedremo come finirà!

Foto | Corte Costituzionale

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