Intervista gay: Le teoria della banalizzazione dell'essere gay, dalle parole di Marco, 40 anni, toscano

Intervista gay: Le teoria della banalizzazione dell'essere gay, dalle parole di Marco, 40 anni, toscano

Ogni tanto, come sapete, postiamo interviste di persone conosciute oppure altre non "famose". Abbiamo contattato escort, ma anche persone come me, come voi, come noi, che hanno parlato della loro esperienza di essere gay.

Persone che hanno spiegato il loro punto di vista anche nell'essere bisessuali o nella loro speciale normalità. Oggi riportiamo il dialogo avuto con Marco, un uomo toscano, di 40 anni, che in chat si fa chiamare "Poliziotto40". E dietro un nickname non troppo originale, ecco il pensiero di una persona scomoda ad essere etichettata, stanca dei pregiudizi e con una sua personale teoria sul mondo e sull'ambiente gay. Un modo per affrontare la vita, secondo "la teoria della banalizzazione".

Parlami di te, chi sei?
Ho 40 anni, sono toscano e nella vita sono artigiano.

Nel tuo nick c'è qualcosa che riguardava poliziotto... come mai quel nick?
Scelte di noia, non uso la chat per trovare. Mi diverto ad essere altro, è come un gioco di ruolo, per passare il tempo. Non ho voglia di tv, nè di leggere adesso, ed eccomi qua. Se devo cercare veramente, esco nella realtà.

E quindi ti piace "interpretate" un poliziotto, usando l'immagine classica, luogo comune dell'uomo rude e virile?
Sono solo ruoli che interpreto, in altre chat per esempio ho fatto anche la lesbica... E' come se fosse teatro, recitazione, un passatempo. E poi sono già rude e virile di mio

E come sei allora? Il vero uomo che si nasconde dietro questo nick? Niente ruolo, personaggi, poliziotti o lesbiche
Come sono? Un tipo maschile normale, di quelli insospettabili dichiaratissimo, tranquillo , indipendente ...Mi vado bene, ho un buon rapporto con me, meno con gli altri, ancora peggio con la massa fotocopiata

Com'è fatta la massa fotocopiata? Descrivimela
Va il rosso? tutti in rosso . Muore il Papa? Tutti a riprendere col telefonino. Va il tatuaggio? E via con i tatuaggi. E poi: tutti urlano, tutti parlano, tutti attaccano. Maleducazione, aggressività e scopiazzature continue.

E per quanto riguarda i gay? Maglio o peggio?

La massa gay e' mossa da altre cose che quella etero, purtroppo la mancanza di coscienza di se stessi e' dovunque: a me non piace, ma va bene cosi'

Perchè tu pensi di essere diverso? Cosa ti differenzia dagli altri?
No, diversi siamo tutti ma sicuramente non ho il bisogno di rappresentarmi uguale agli altri per paura di non essere accettato. Non urlo perche' tutti urlano , urlo perche' in un dato momento magari ci vuole... però quasi mai direi

E con questo torniamo alla tua teoria della banalizzazione... spiegamela un po'
Poco da dire: tutti vogliono essere speciali per esistere di piu', ottengono invece l'effetto contrario : tutti speciali tra speciali, quindi tutti identici. Tutti in palcoscenico, io in platea a ridere. Ed è un peccato perchè la gente veramente speciale si perde nella ricerca disperata di visibilità. Per esempio ho il mio modo di interpretare l'omosessualità e di vivere, con me e con gli altri. Non penso che essere gay sia una particolarità, e' una banale variazione, come le pere e le mele e le fragole. Si chiama "varietà" : una mela e' piu' speciale di una prugna? Quando mia zia mi chiedeva a 18 anni, "Hai la ragazzina?" le rispondevo "No, ho il ragazzino". Lei rideva, io restavo serio e lei iniziava a ridere meno e capiva. Banalizzavo il tutto, ho sempre fatto così

Il tuo coming out immagino che sarà stato sempre su questa falsariga...
Avevo 20 anni e ho detto "Sono gay e sono cazzi vostri. Se mi fate la guerra, mi elimino dalla mia vita, pensateci bene". Ero molto orgoglioso, mi sentivo in diritto di esistere... I miei non erano comprensivi, ma ripeto, era un problema loro. Loro non accettavano e io non volevo questa "accettazione". Le mele e pere esistono. Punto, non devono essere "comprese". Me ne sono andato di casa, ho preso quasi una baracca, costruito una stufa con dei pezzi di ricambio e di avanzo e altre cose indegne... Ma nonostante tutto ho bellissimi ricordi. Assaporavo, seppure con difficoltà, il potere della scelta.

Le tue storie sentimentali sempre così vissute in prima linea?
Ho amato e sono stato amato: compromessi, scazzi, scelte, dubbi, paure , bacie abbracci. Come tutti. Il mio ex, per 11 anni, per esempio, non ha mai fatto coming out con i suoi genitori. Io ho accettato la cosa, lui mi ha fatto capire le sue ragioni. Non ero d'accordo, ma anche in questo caso, si impara a rispettare

Però in chat vieni solo quando ti annoi o non sai cosa fare... anche se cerchi fuori se vuoi incontrare qualcuno. Come mai non la chat?
Non è un mezzo per me, tutto qua. Io devo prima vedere, annusare, pensare scegliere, che me ne faccio di una foto e di qualche discorso a caso? Preferisco nei locali, tra gli amici, in giro, discoteche....

E non ti è mai capitato, anche per caso, di incontrare invece qualcuno in chat che hai trovato interessante, malgrado tutto? Che ti abbia coinvolto...
Uhm, bella domanda. Sì, succede che a volte c'e' una chimica e tutto procede da solo... Non e' una scelta, qualcuno si incastra a parole con te, reciprocamente succede. Ma sono parole... poi mandi una foto e ha gli orecchini di strass! Sti cazzi...

Qualcuno però potrebbe anche criticare questa banalizzazione, dicendo che oltre a non comprendere, putroppo c'è ancora della gente che diventa violenta nei confronti degli omosessuali. La tua "banalizzazione" delle cose cosa suggerisce, in questi casi?
Insistere con il fargli capire che si stanno incazzando con la natura, che hanno perso in tutto e per tutto la partita, non hanno possibilità, non arriveranno a niente e avranno il mal di fegato per nulla... Se diventano violenti, si possono almeno restituire due ceffoni per difesa personale?! O il Lexotan...

Che ne pensate di questa teoria della banalizzazione? Vi convince, la trovate interessante oppure, ironia della sorte, banale?

Foto | Zazzle

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