Oggi la Consulta decide sui matrimoni omosessuali in Italia


Potrebbe essere un bel giorno oggi per le 200 mila coppie di fatto omosessuali e, particolarmente per quelle che si sono rivolte ai tribunali dopo il diniego dei loro Comuni a rendere pubblica la loro decisione di unirsi in matrimonio. Oggi, infatti, la Corte Costituzionale scioglierà gli enigmi di una battaglia che appartiene a tutto il Movimento lgbtq e, qualunque sarà la decisione, è certo che i diritti civili saranno diventati patrimonio di una parte importante della nostra società civile. Secondo la Lega Italiana Nuove Famiglie (LINFA) le coppie di fatto, etero e omosessuali, sono circa 870 mila nel nostro Paese. La maggioranza delle coppie stabili dello stesso sesso vive a Milano, seguono Roma, Padova, Venezia, Bari e Catania. A loro, oggi, la Consulta dovrebbe dare una risposta sulle loro necessità, sui loro desideri, sulle loro speranze. Molti protagonisti che hanno intrapreso questa battaglia sono volti conosciuti al Movimento, come quello di Enrico Oliari, presidente di GayLib; o quelli di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, che hanno intrapreso uno sciopero della fame, quasi tra l'indifferenza generale, e recentemente hanno celebrato il loro rito d'amore in alto mare. O quello tra due donne le torinesi Antonella D'Annibale e Debora Galviati Ventrella che hanno avuto la solidarietà del loro sindaco Chiamparino.

Non sappiamo cosa deciderà la Consulta e attenti a non gridar vittoria nel caso arrivi una risposta giuridicamente positiva. Figurarsi con quale ciclone entrerà a colpi bassi il Vaticano e la gerarchia ecclesiastica pronta a dissuadere la politica, di suo così cieca e sorda in questi anni da non essere riuscita neppure a dare un segnale di presenza davanti alle violenze contro le persone lgbtq.

A dare voce e sostegno alle unioni di fatto in questi anni sono stati i Movimenti e in particolare Certi Diritti e Rete Lenford. Si deve a questi ultimi se si è riusciti a portare la questione davanti alla Corte Costituzionale Di questa battaglia sono in molti a dover essere ringraziati per il loro impegno e per la loro perseveranza. Molte di queste coppie in attesa di riconoscimento, hanno dei figli; anche per loro si potrebbero oggi ipotizzare nuovi futuri e una vita riconosciuta dalle istituzioni e dalla società.

Serve una legalizzazione delle coppie di fatto italiane; serve una legge che tuteli le coppie di fatto omosessuali a sentire certe narrazioni che lasciano fiele in bocca. Amarissimo.

Non necessitiamo di esempi tragici, di storie che sono un pugno allo stomaco; la politica avrebbe dovuto comprendere la storia di queste migliaia di famiglie e mutarle in diritti. C'è, ad esempio, il caso di un uomo che perde il proprio compagno con cui viveva da anni, e con lui la serenità di una semplice esistenza. Un giorno lo avvisano che è successo qualcosa di grave, che il suo compagno è gravissimo in ospedale. Lì i medici non lo fanno entrare nella stanza dove è ricoverato il suo amore, non essendo per la legge un familiare; solo un medico vedendolo disperato e piangente, gli concede di vederlo, ma è oramai troppo tardi. Quando entra nella stanza, il suo compagno è in coma e muore dopo qualche minuto. La tragedia non finisce lì. I due non si sono regolamentati, nulla faceva pensare ad un destino così crudele e vicino. I genitori, assenti fino allora, reclamano la legge e l'uomo di colpo si trova senza casa e averi. E che non si faccia più vedere!

Negli anni di governo del centrosinistra, il Movimento lgbtq era riuscito a trovare una speranza rivelatasi di cartone bagnato, convinti che si sarebbe arrivati a un risultato fattibile sulle coppie di fatto. Prodi e gli altri promisero una legge simile al Pacs francese all'inizio. Prima dei destri saltarono sulle barricate clericali i centristi di centrosinistra; ciliciensi come Paola Binetti e i suoi fedelissimi; persino Rutelli cominciò ad avere mal di pancia e gli ex Pci, ex Pds, ex Ds, sembravano ascoltare più i proclami d'Oltretevere che i desideri di milioni di cittadini omosessuali che avevano sperato in loro. Il miraggio dei DiCo diventò il miraggio dei Cus e poi il silenzio e la nostra indignazione.

Sono quelli di Certi Diritti e della Rete Lenford a scoprire la nuova "via", quella legale Una trentina di coppie omosessuali, conviventi stabili, intraprendono con convinzione e coraggio quel percorso: vanno nei rispettivi comuni per le pubblicazioni. La risposta che ottengono è sempre la stessa: non si può, la legge lo vieta. A Ferrara, Firenze, Venezia, Trento, la questione finisce in tribunale. I giudici si rivolgono alla Consulta e prima scrivono:

"Privare qualcuno della possibilità di fondare una famiglia in ragione dell'orientamento sessuale lede la sua dignità".

Parole forti e semplici che dovrebbero essere da tempo patrimonio della nostra cultura, della nostra civiltà e società. Qualcuno, tra queste coppie di fatto omosessuali, non ce l'ha fatta a convivere con la satrapia e il diniego istituzionale, non ha voluto accettare lo stato delle cose. Ha deciso che la strada unica era quella di abbandonare l'Italia.

Lo hanno fatto Roberto Taddeucci e il suo compagno Doug McCall. I due avevano sottoscritto in Nuova Zelanda, patria di Doug, l'unione civile e Roberto usufruiva di un permesso di soggiorno per motivi famigliari. Tornati in Italia, a causa della nuova legge sull'immigrazione fatta dal governo italiano attuale, Doug diventava di colpo un clandestino e la mamma di Roberto che ospitava la coppia in casa sua, si è vista nel baratro della denuncia e del carcere. Ai due non è rimasta che la strada dell'esilio Decidono di trasferirsi in Olanda dove riprendono in pochi mesi l'uso dei loro diritti di coppia.

Storie di vita, storie di uomini e donne alla ricerca di una identità del proprio ruolo famigliare; di un riconoscimento da parte di uno Stato e di una democrazia. La sentenza di oggi, per molti motivi riguarda tutti noi. Tutti! Anche chi non intende ricorrere all'istituto matrimoniale per tutelare le proprie ragioni e i propri diritti. In questo momento di confusione, anche tra soggetti omosessuali, affermare un diritto come quello sulle coppie di fatto, significa tracciare un percorso di libertà future dove l'omosessualità è vista come una diversità di ricchezze e non di odio.

  • shares
  • Mail
28 commenti Aggiorna
Ordina: