Le coppie gay? Ambiente eccellente per crescere i figli

Daniela Santanché, come ricordato da Desperate Gay Guy, si è dichiarata preoccupata nel caso avesse un figlio omosessuale. Certo, rifletteva, come madre, il suo amore sarebbe rimasto immutato, ma le preoccupazioni sarebbero rimaste, perché, a suo dire, avrebbero certamente una vita difficile. Che ce lo dica la Santanché, credo ci sia da preoccuparsene perché non riflette sul fatto che nelle vesti da politica avrebbe potuto e dovuto fare molto per la serenità in famiglia e fuori dei ragazzi che scoprono la loro omosessualità. Avrebbe potuto appoggiare, dalla parte politica in cui si riconosce, la legge contro l'omofobia fatta da Anna Paola Concia; avrebbe potuto levare la sua voce contro gli atti di violenza ai danni di gay, lesbiche e transessuali, che la cronaca ha registrato nei mesi scorsi. E invece si dice semplicemente preoccupata, la signora. In realtà, la destra che la Santanché rappresenta (diversa da quella europea) è una destra che non ama l'omosessualità, non la contempla nel suo dizionario dei rispetti; figurarsi se si parla di propri figli omosessuali.

E' la solita, trita, stanca visione tutta italica dove sapendo di non aver figli omosessuali, si dichiara la propria disponibilità all'amore materno o paterno in caso che; e poi si esterna una preoccupazione che dovrebbe riguardare per primi chi si dichiara preoccupato. Avrebbe potuto, l'ottimo Klaus Davi, rivolgere alla signora Santanchè, un'altra domanda, che forse ci avrebbe dato la stura esatta del pensiero omoaffettivo della stessa. Secondo lei, ipotizziamo la domanda, come vivono i figli omosessuali e non, in una famiglia formata da una coppia omosessuale? Già, domanda improponibile, meglio lasciar perdere le dichiarazioni ad effetto della signora, le abbiamo già sentite da destra e da sinistra.

Meglio trattare un tema caro a molti e che interessa maggiormente. Nelle famiglie arcobaleno, quelle omosessuali, per intenderci, a quanto risulta da un recente studio, i figli crescono meglio che in una famiglia tradizionale. Hanno, dice lo Studio, un ambiente eccellente, creato proprio dai loro genitori omosessuali. Un ambiente che influisce sulla loro educazione, li rende sanamente tolleranti; coltivano meglio i valori, l'impegno sociale, il dialogo dentro e fuori l'ambiente familiare.

Lo Studio, neanche a pensarlo apposta, arriva dalla Spagna, elaborato dallo psicologo evolutivo dell’Università spagnola Vasco Enrique Arranz in collaborazione con l’Università di Siviglia e sotto l’egida dell’Università di Cambridge. Non c'è nessuna prova che il modello di famiglia tradizionale sia il migliore per lo sviluppo psicologico dei figli, anzi. Quel modello si rivela oggi obsoleto, spesso piegato dalla volontà di uno dei genitori ad abbandonare quel nucleo familiare per formarne un altro, o per tornare in un secondo celibato. Quel modello, dice Arranz, sta scomparendo.

La vita in famiglia, per molti ragazzi, potrebbe rivelarsi un momento di crescita con molti problemi, una vita piena di conflittualità, di desideri mancati, di negazione di certe volontà a crescere in maniera diversa da come hanno stabilito i genitori. Per altri, la situazione è quella naturale, tranquilla, dove possono esprimere ogni loro desiderio e allontanare i tanti momenti stressanti.

Lo Studio di Arranz non contempla solamente i figli di coppie omosessuali avuti attraverso la fecondazione assistita o provenienti da passati rapporti eterosessuali. Si occupa e li include nella casistica, anche dei figli adottivi.

Sono loro, questi figli di coppie omosessuali, a diventare eccellenza. Per mille motivi: dalla ripartizione dei compiti parentali, alla risoluzione dei conflitti, ai valori della democrazia, al rispetto verso gli altri. Un coacervo di questioni che portano questi ragazzi a crescere con una consapevolezza maggiore, con uno spirito più libero ma sempre nel rispetto di se stessi e delle regole.

Si pensi alle nostre Famiglie Arcobaleno che sappiamo crescere i propri figli proprio come lo Studio indica: ragazzi e bambini sani, sereni, nonostante uno o più eventuali rischi discriminatori che potrebbero arrivare dall'esterno. Ma le cronache non ci raccontano nulla in proposito.

La politica sì, invece, dovrebbe raccontare e occuparsi di questi genitori e di questi loro figli, che vivono in una società che non riconosce i loro diritti, nonostante l'ambiente eccellente dove crescono e vivono.

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