Queerblog intervista Maura Chiulli, della Segreteria Nazionale Arcigay

Queerblog intervista Maura Chiulli, della Segreteria Nazionale Arcigay, con delega alla Scuola, Giovani e Politiche di GenereMaura Chiulli, riminese, fa parte della nuova segreteria nazionale Arcigay e ha la delega alla scuola, ai giovani e alle politiche di genere. Conosciamo Maura come scrittrice – suo il bel romanzo lesbo Piacere Maria – ed è un vero piacere incontrarla in questa nuova veste istituzionale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Maura in merito al suo incarico, alle sue speranze e ai suoi progetti futuri.

Domanda che potrebbe essere un titolo per un convegno: scuola e omosessualità - che fare/come fare?
Sono davvero onorata di questa grande responsabilità: la Scuola, un’agenzia formativa seconda solo alla famiglia. La formazione e l’educazione alla “diversità”, il lessico, la cultura, il riconoscimento e la comprensione dei generi, degli orientamenti sessuali, questi sono gli obbiettivi e le finalità dei tanti progetti realizzati da Arcigay nelle e per le Scuole, dal mio predecessore (egregio) Marco Coppola e da un gruppo folto di volontari. Proseguire sulla strada dell’informazione e della cultura è irrinunciabile.

A tuo modo di vedere quali sono le principali difficoltà che si incontrano nel presentare nelle scuole la realtà lgbtqqi?
La scuola non è che lo specchio giovane, e in questo senso forse il più pulito, della società nella quale viviamo. In essa si incontrano le culture e pulsioni diverse, sguardi ed età, colori e le lingue: la scuola è diversità, e questo dato intrinseco può solo facilitarci. Informare, parlare, raccontare, formare gli Insegnanti e i Presidi a fornire risposte coerenti e autorevoli ai ragazzi è tutto ciò che stiamo facendo.

Queerblog intervista Maura Chiulli, della Segreteria Nazionale Arcigay, con delega alla Scuola, Giovani e Politiche di GenereSi dice sempre che i giovani sono di mentalità più aperta. Eppure non è raro che molti giovani italiani siano omofobi: come te lo spieghi?
Credo che gli stereotipi siano sempre fuorvianti. I giovani sono l’estensione naturale delle proprie famiglie di origine, delle proprie relazioni, del microcosmo che abitano, della scuola, dunque l’omofobia può essere un atteggiamento violento appreso, sicuramente non innato. Altre volte quest’odio può essere originato da una propria posizione identitaria non accettata, sono infinite le possibilità. L’assenza di una cultura informante la prima.

Siamo bravi a delegare ad altri la risoluzione dei problemi. Nel caso dell'omofobia, secondo te, cosa può fare il singolo gay nella realtà in cui vive? Lamentarsi? Denunciare? Agire?
Mi piace questa provocazione e la accolgo. Il disimpegno è spiazzante e va trasformato: compito delle associazioni territoriali credo sia anche questo: attrarre le energie inespresse dai giovani. Molte donne lesbiche mi scrivono per chiedere aiuto, perché vogliono amarsi liberamente, perché le loro madri le odiano, perché a scuola le insultano. Io rispondo sempre che l’unica salvezza è l’impegno che scaturisce solo dalla piena conoscenza e accettazione di se stessi. Denunciare e rivolgersi a persone competenti è impegnarsi, amarsi.

Dal tuo punto di vista di donna, di scrittrice, di appartenente alla segreteria dell'Arcigay, come vedi il movimento gay italiano? Quali pregi? Quali difetti?
Ho creduto in un sogno: in un lavoro concertato e condiviso con il nuovo Presidente Paolo Patanè. Ho sentito la necessità di lavorare con lui sin dalla prima stesura della famosa Mozione Essere Futuro. È iniziato un nuovo corso, nel quale per esempio, si è riavviato con la forza di Agata Ruscica e la voglia di tanti/e volontari/e una rete “per le politiche di genere”. Venticinque anni di lavori: sono orgogliosa di essere in quest’Associazione, alla quale mi rivolsi anni fa, quando avevo tanta paura di sentire di essere lesbica. Dimenticavo: pregio, la democraticità, difetto, la burocratizzazione.

Il popolo lgtbqqi italiano tra vent'anni secondo Maura Chiulli
Il popolo lgbtq tra vent’anni… mi vedrà molto più vecchia e rugosa, ma sempre appassionata. Conquisteremo i diritti civili e i riconoscimenti sociali che meritiamo. Saremo liberi di essere. Naturalmente io avrò sposato la mia Giulia.

Il tuo impegno in seno all'Arcigay ti permette di scrivere ancora? Io aspetto con ansia un altro tuo romanzo...
Scrivere è il mio rifugio, la mia risposta delirante alla fatica del rigore quotidiano, il mio karma, la mia necessità vitale. Sono felice tu voglia ancora leggermi. Nell’ultimo periodo ho vinto un po’ di pubblicazioni importanti e a settembre uscirò con il mio ultimo romanzo, con una grossa casa Editrice, ma non chiedermi anticipazioni!

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Non professo la normalità, sono diversa e credo nell’onnipotenza dell’anima, nelle facoltà uniche dell’intelletto libero. Incatenati diamo il peggio di noi. Questo il mio pensiero ibrido e istantaneo alle lettrici e ai lettori di Queerblog.

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