Gay e televisione: "Busi, ti voglio bene, ma non esagerare"

Ci sono giorni in cui mamma Rai si arma di coraggio e, a più riprese, parla di omosessuali e omosessualità. Capita che l'argomento faccia acquolina a molti conduttori che ci si fiondano puntando sull'audience e sul chiacchiericcio da nobildonne all'ora del tè o dopo i pasti serali. La televisione è il più famelico tra gli elettrodomestici, un mutante che da oggetto si è trasformato in compagno di vita e di passioni, di liti familiari e di dibattiti sul nulla. Potremmo spegnerla, come suggerisce qualcuno, ma quel telecomando abbandonato sul divano succhia ogni vano proposito, è una tentazione difficile da sopportare, e poi di che si parla con gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini che ti guardano da zombie se non sai chi è che ieri sera in tivù ha litigato con chi, o come si è conclusa quella soap opera giunta alla sua milionesima puntata. E poi noi, gli omosessuali, le transessuali, che sono così noiosi quando dibattono di diritti e tanto carucci se li piazzi nei reality.

Ieri sera, ad esempio, la Vita in diretta quasi per intero ad occuparsi di comunione, fede e omosessuali. Tutti compositi, persino Vladimir Luxuria, mai uno sprizzo di ribellione di fronte ad un prete che recita la litania dell'omosessualità praticata e di quella casta e pura, sacerdotale. La prima sistemata irrimediabilmente a fianco del demonio, come peccato mortale; la seconda con varianti di possibili redenzioni e perdoni se accompagnata da sani e definitivi propositi di pentimento. Scopano tutti come ricci ed è quella omosessuale a finire sotto i riflettori e le abiure ecclesiastiche?

Parlando di assoluzioni e pentimenti, in una intervista al Messaggero, monsignor Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria del Vaticano, parlando di aborto e pedofilia, ha detto che il primo “viene considerato un peccato riservato, speciale". Insomma, assoluzione per i secondi non per i primi. Questo per dire come la chiesa oggi, ha pesi e misure differenti su soggetti e peccati. Dire, come ha detto il sacerdote ieri in televisione, che in paesi islamici gli omosessuali sono perseguitati e da noi no, non salva certo molti uomini di clero da bislacchi pregiudizi che hanno verso l'omosessualità. Bene ha fatto Vladimir a ricordare che è il sacerdozio ad avere l'obbligo della purezza e della castità. Noi non siamo sacerdoti!

Ieri sera poi il terzo capitolo dell'Isola dei Famosi su Raidue. Mattatore della serata, lo sfavillante Aldo Busi, messo nell'isolotto nicaraguense tra famosi, non famosi, terziari e figli di, tutti capricciosamente imbambolati, che biascicano qualche discussione, oramai attenti a non trovarsi tra le satrapie umoristiche del Busi. Fatta eccezione per l'eroica Sandra Milo, gli altri sembrano non avere ancora capito il reality, cosa li attende in termini di rinuncia e se non avranno cibo dovranno cannibalizzarsi tra loro con asti e liti furibonde. L'unico a non essere preoccupato, o almeno che non lo dà a vedere, è proprio lo scrittore montichiarino che punzecchia più dei fastidiosi moscerini presenti nell'isolotto; che riesce a mettere a dura prova anche gli operatori, i cameramen, la regia e, ieri sera, persino la brava Ventura.

Così, quando Federico Mastrostefano, chiede alla Ventura se rispondesse al vero che l'Aldo nazionale, fosse entrato con sue definizioni nei nostri vocabolari, il sorriso un tantino beffardino gli si spegne, alla risposta positiva, che sì, si trovavano con uno con una testona così. L'iconoclasta, lo spregiudicato, l'irriverente Busi era e resta il concorrente da cui dovevano guardarsi tutti. E infatti non lo vota più nessuno!

Ci guardiamo bene dal dare consigli al nostro Aldo, non si potrebbe a chi si è definito come il più grande scrittore del Novecento. Anche il fervido eloquio di ieri sera per lo più rivolto alla conduttrice, è stato un divertisment che ha svegliato la puntata, l'ha resa frizzante, nonostante gli imbarazzi in studio, i bip dalla regia e il sarcasmo poco convincente di Diaco.

Su Pierluigi Diaco, si è già scritto, di certo nessun paragone col naufrago-scrittore. Due mondi diversi per stili e pensieri. Diaco, ultimamente, passato il suo fervore quando partecipò come opinionista ad una vecchissima trasmissione su Canal Jimmy, fatta da omosessuali e la transessuale Benedetta Emmer, ha incespicato parecchio nel trattare i diritti omosessuali, tanto da essersi inimicata l'Arcigay che lo definì omofobo e per questo Diaco querelò l'organizzazione. Il suo peccato era stato quello di aver denunciato sul Foglio il rischio di "una dittatura gaya".

Ieri era ospite dalla Ventura e ne ha avute anche per Busi che pare oramai divertirsi come un pazzo.

“Ventura lei ha un tacco fallico [...] Ventura le voglio ricordare che lei è ancora una gran gnocca e di feste di nubilato ne farà ancora almeno cinque [...] È quel tacco tipico che lei fa balenare fra il pomo d'Adamo, il torace dei maschi sino a salire sempre più su. Io lo so, perché lei è una seviziatrice sessuale e anche io voglio essere seviziato da lei”.

Un uragano in piena l'Aldo che riesce a svicolare persino i bip che gli piombano addosso dalla regia. Che carattere! Qualcosa di certo dovrà accadere se non vogliamo che l'Isola si trasformi in un duetto tra la Ventura e Busi, con brevi intermezzi degli altri. Dovrà, credo, il nostro Busi, trovare una via di mezzo tra un vocabolario sciolto e uno televisivo dove certe frasi necessitano di sinonimi e di contrari. Il Moige è lì, silente quanto attento. Ci dovessero togliere Busi sarebbe un disastro.

Certo a noi piace così l'Aldo naufrago, perché sappiamo che è così e senza neppure parlare di diritti omosessuali, presenta e rappresenta l'omosessualità spocchiosa, raffinata, seducente, boriosa, altruista, irrispettosa, gaudente. Un pout-pouri che lascia a volte perplessi. Può piacere o non piacere, ma raccontata in quel modo, da lui, è davvero spassosa. Però qualcuno potrebbe dirgli: Aldo, ti vogliamo bene, ma non esagerare!

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