Per Renata Polverini alle coppie omosessuali non serve il matrimonio

È probabile che alla candidata alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, poco interessi il voto delle coppie omosessuali. Del resto, la politica non da oggi sa quanta poca coesione vi sia nel movimento lgbt e quanto sia disgiunto il voto politico delle persone lgbt. Colpa nostra o loro, poco conta e interessa. Almeno, rispetto ai politici di centrosinistra, parlano chiaro sulle loro intenzioni, senza farci sognare propositi che non verranno mai attuati. Parlando con Klaus Davi, nel corso della trasmissione di approfondimento politico Klauscondicio, la candidata di centrodestra è stata parecchio esplicita sul tema della omogenitorialità: le coppie gay non necessitano di riconoscimento. Punto!

"Ho tanti amici gay e non penso che il matrimonio o l'adozione siano una loro priorità. Le persone che conosco io vogliono semplicemente poter vivere serenamente questa loro condizione".

Che tipo di amici gay abbia la signora Polverini e cosa vogliono per vivere serenamente la loro condizione, credo interessi poco a me che scrivo, a voi che leggete e, a quanto pare, anche al movimento omosessuale. Tutti in politica, progressisti e no, vantano amicizie omosessuali, non sappiamo quanto palese e vissuta quella omosessualità dagli interessati e dai loro amici. Quel citare "ho tanti amici gay" sembra diventata una triste e stanca litania per poi dimenticare che quei tanti amici gay, lo dichiarino o meno, necessitano di diritti, per loro stessi, per la loro dignità e soprattutto per gli altri cittadini omosessuali che non hanno la fortuna di essere amici della Polverini e quindi, in un certo senso, dirsi privilegiati.

La signora Polverini dovrebbe lasciare per quel lasso di tempo elettorale i suoi amici cui non interessa alcuna regolamentazione dei loro legami e farsi invitare a pranzo da una delle tante famiglie arcobaleno che vivono nel Lazio o sparse lungo la penisola. Davanti ad un bel piatto di pajata farsi narrare come è la vita di una famiglia che cresce figli sani e felici ma che non ha accesso ai servizi destinati alle famiglie non omoparentali. Si faccia raccontare da due padri o da due madri il grado di civiltà politica e sociale che può avere uno Stato nel negare ogni riconoscimento a loro e ai loro figli. Se questi ultimi crescono sani e felici non è certamente per la cura e l'assistenza da parte della società; non certo per l'educazione all'accoglienza formata nei gangli statali.

Ma la fatica e l'onesta, gentile signora Polverini, in quelle omofamiglie, è doppia, tripla, quadrupla, perché nonostante i pregiudizi e l'intolleranza, padri e madri doppie ci mettono l'ultima stilla della loro pazienza e affetto per far crescere i loro figli e per conservare intatta la loro unione.

Non perdono la speranza che un giorno, la politica tutta, crescendo in onestà e serietà, la smetta di sballonzolare le loro private amicizie gay e si mettano in testa che i diritti sono un principio quasi sacro per loro e per noi, gente lgbt. Un obbligo per i legislatori e la politica locale. Peccato che una donna, per principi di partito, non comprenda queste cose, sventolando le proprie, private amicizie omosessuali, di cui, mi perdoni, poco ci importa. I cittadini sono altro delle sue personali amicizie.

Se le mie parole poco le interessano, ascolti quelle del presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, le stesse che ogni leader di movimento le riferirebbe in questi casi:

“Le persone lesbiche e gay vogliono pari diritti: essere, cioè, uguali a tutti gli altri cittadini. Ciò vuol dire anche la possibilità di accedere al matrimonio civile. Solo in questo modo possiamo vivere serenamente, come tutti. A Renata Polverini ribadisco, quindi, la nostra proposta fatta anche alla candidata del centrosinistra, Emma Bonino: un incontro pubblico in cui confrontarsi con le domande e le esigenze reali della nostra comunità per dare risposte che l'Amministrazione regionale ha il dovere di tradurre, nei prossimi anni, in progetti concreti. Solo così potrà conoscere quali sono le nostre priorità”.

Incontri il movimento, signora Polverini, lo ascolti; vada a pranzo in una omofamiglia, e dica ai suoi amici gay che esistono altre coppie meno fortunate di loro, che chiedono di essere cittadini di questo Stato, della sua regione, con la stessa pari dignità degli altri cittadini non omofamiliari. Questo, mi sembra, debba essere il compito di un politico. Buona e serena campagna elettorale.

Foto | wikipedia

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