Scaffali di lettura LGBT

Copertina del libro â��Alfabeto Boninoâ��Se a marzo, gli elettori crederanno in lei; alle dichiarate volontà laiciste, ai decenni di militanza a favore dell'aborto, del divorzio, contro ogni forma di clericalismo, ad un rispetto e fattibilità dei diritti LGBT, sarà lei, Emma Bonino, radicale, vicepresidente del Senato, nata a Bra (Cuneo) il 9 marzo 1948, a governare una delle regioni più importanti e complicate del nostro Stato, il Lazio. Per meglio conoscerla esce in questi giorni nelle librerie: Alfabeto Bonino, a cura di Cristina Sivieri Tagliabue (Bompiani, Collana Grandi PasSaggi). Di una "fuoriclasse" della politica italiana come Emma Bonino, si sa molto ma forse non abbastanza. C'è lei nel partito che accoglie gli omosessuali del Fuori di Angelo Pezzana; c'è lei con Adele Faccio che aiuta le donne ad abortire all'estero con il Cisa; come è presente nei momenti bui della politica interna ed estera. Un alfabeto librario che narra la cocciutaggine femminile o quella di una vita in keywords di una donna che lotta per i diritti civili da sempre.

Quando a Milano, i due si incontravano, e lo facevano spesso con la freschezza dell'età e la bellezza dei loro corpi, sembrava di sentire una sinfonia roboante, beethoviana: ora calma e suadente, poi impetuosa come un monte che scende franoso a valle. Si chiamavano Umberto Pasti e Mario+Mieli. Probabilmente il loro era un amore amicale, turbolento e inimitabile come solo l'età giovane sa rappresentarlo. Dopo la tragica scomparsa di Mario e l'uscita di Il risveglio dei Faraoni, Pasti si trasferì in Marocco, a Tangeri. Ora per Bompiani è in uscita un bel libro in cui Umberto narra la sua passione per la botanica e, probabilmente, per quei luoghi e persone di cui ci si occupa poco. Giardini e no. Manuale di resistenza botanica (Collana Overlook), ci ricorda che dentro ognuno di noi esiste un giardino, che sia moresco o giapponese poco vale se non si riesce a trarre il profumo dei fiori e delle essenze che scaturiscono dalla ribelle terra. Ci sono mille giardini, leziosi o fantastici, da signore per bene o asfittici e meccanici. E forse il nostro è ancora atro.

Sempre per Bompiani (Collana Classici), Fernanda Pivano, Diari vol. II [1974-2009] a cura di Enrico Rotelli con Mariarosa Bricchi. Questo secondo volume completa la pubblicazione degli scritti autobiografici di Fernanda Pivano, dopo il primo volume che copriva gli anni 1917-1973. I volti letterari sono quelli amati in vita dalla Pivano; da Bret Easton Ellis a Jay McInerney, da David Leavitt a Barry Gifford, da Don de Lillo a Jonathan Safran Foer, Gore Vidal, Chuck Palaniuk, e tanti altri. La narrativa americana, certo, cara all'autrice, ma anche storie di umano affetto per compianti personaggi della nostra cultura come Fabrizio De André o Pier Vittorio Tondelli. Un libro irrinunciabile.

A chi può ispirarsi l'imprenditoria LGBT nostrana? Facile: agli Abba! Nasce così la virtualità imprenditoriale LGBT e un consumismo vitale che si trasforma in interesse per il benessere, soprattutto fisico. Tutto omosessuale! Si tratti del nostro Belpaese o estero, poco importa. Abbabusiness e la parola d'ordine e da lì scoprire il lato B delle imprese (e dei consumatori). Insomma: se il lato A è: "I gay in azienda? Non ho niente contro, per carità, ma non li assumerei. Credo siano poco energetici e combattivi", il lato B, risponde:

"Per le persone LGBT la perseveranza può essere un valore. E in azienda può fare la differenza".

Così, il "non posso" si trasforma in "Ci provo"; "progetti mono-dipartimentali" in "condivisione delle informazioni, cultura wiki", e via di questa nuova positività. Potrebbe aiutare molti del nostro ambiente. Il libro è Abbabusiness di Giampaolo Colletti e Andrea Notarnicola (Edizioni Libreria Croce.)

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