In Francia il comicamente scorretto non piace a gay e lesbiche

La domanda è d'obbligo: si può scherzare, alzando il tiro della derisione comica, andando a toccare questioni delicate come l'omofobia o l'handicap? Lo si può, impunemente, mettere in onda in una trasmissione televisiva seguita da milioni di teleutenti? L'interrogativo, questa volta, non riguarda l'Italia dove la derisione al re nudo viene bloccata sul nascere, ma i nostri amici francesi e un gruppo comico Action Discrète che dal 2006, telecamere nascoste e fegato ingrossato, affrontano ogni situazione politica e sociale andando a pestare i calli di chi probabilmente non amerebbe una pubblicità negativa, e irradiando tutto il sabato sera su Canal Plus. Un po', per capire, le nostre Iene.

Forse l'hanno fatta grossa nelle loro ultime incursioni, tanto da essere finiti sotto la mannaia censoria di un'associazione lesbica e del Gay Pride di Montpellier che assiste anche persone con handicap mentali. Scherzare su certe cose non si può! Loro, che prendono il nome da un gruppo terroristico di estrema sinistra, di marachelle ne hanno combinate parecchie, tanto da essere stati presi e picchiati da una squadra di teste rasate del Fronte Nazionale che non hanno gradito l'ironia sui loro leader dell'ultradestra. O come quando proclamarono che contro un Tibet libero la strada da percorrere era quella della estrema punizione; la pena di morte.

Il carattere parodistico del gruppo poco si consolida con problemi che non necessitano di prese in giro. Così, quando si sono fiondati in un bar frequentato da lesbiche, l'impertinenza è sembrata eccessiva e il linguaggio omofobo (dando del pederasta a frequentatori e lavoranti del posto), tanto da essere messi alla porta. Stessa cosa nella sede di Gay Pride a Montpellier. Senza eufemismi, la cruda rappresentazione a volte spaventa e probabilmente non fa sorridere nessuno.

Ora, dopo la messa in onda del programma, per i cinque elementi di Action Discrète, le cose sembrano aver preso una piega censoria. Le due associazioni omosessuali hanno chiesto le scuse ufficiali di Canal Plus e della questione è stato investito il Consiglio superiore dell'audiovisivo, che non intenderà certo aprire un contenzioso con le organizzazioni omosessuali e quelli in difesa degli handicappati.

Ed ecco, allora, tornare alla domanda iniziale: dove può spingersi la comicità? Sono risate liberatorie quelle del pubblico o piuttosto, di fronte a realtà problematiche, di qualunque natura siano, il sorriso deve essere smorzato e il "politicamente scorretto" frenato? A voi, amici del dialogo, giro la domanda. Probabilmente, anche gli omosessuali dovrebbero ridere un po' di se stessi. Oppure pensare che anche un fumetto come gli Action Discrète possono nella loro estrema comicità offendere il servizio e le battaglie di tanti generosi militanti omosessuali. Chissà dove sta la linea di confine tra il ridere e pensare. Per chi desidera approfondire qui il filmato finito sotto accusa.

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