I compagni della Cina

Un tempo erano tutti compagni. ora i giovani cinesi non vogliono esserlo più. Così cambiail destino di una nobile parola:

Due ideogrammi, una parola tonghzi— pronuncia tonge con la g palatale, un accento sulla «o», una «n» appena pronunciata, e i sinologi puristi perdonino la banalizzazione — un significato che letteralmente in cinese sta per «medesima volontà o medesimo intento» ma che nell'uso comune è «compagno».

Nella Cina del boom economico il linguaggio cambia e si evolve insieme all'economia e alla cultura. Apprendiamo dal Corriere della Sera che i teenager cinesi hanno eliminato dal loro vocabolario la parola "compagno", un tempo modo di appellare tutti i connazionali e gli iscritti al Partito Comunista, perchè sarebbe diventato un insulto:

significa, nello slang più slang, culattone o chissà quante altre robacce del genere. Per dirla con il dizionario e in maniera un po’ più accettabile: omosessuale passivo.

Dietro il cambiamento lessicale c'è proprio la comunità gay di Hong Kong e di Macao, che ha iniziato a usare il vocabolo con l’intento di sottolineare la gentile attenzione di un amico verso un amico. . Pare che alle origini di tutto vi sia un festival del cinema omosessuale organizzato nel 1989 a Hong Kong. Possiamo fare anche un nome: l’artista Lin Yihuo, che ha spiegato:

C’era una rassegna e molti temevano di rivelare la loro identità, avevano paura di dichiararsi omosessuali. Allora pensai di stimolarli con una famosa frase del padre della Repubblica, Sun Yat Sen. La frase diceva: la rivoluzione non è ancora riuscita. I compagni devono ancora impegnarsi. Era un modo di coinvolgerli, di aiutarli a superare i timori.

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