Minaccia di Caffarra: "Guai a chi propone le nozze gay! Sarebbe devastante per la società!"

Minaccia di Caffarra: "Guai a chi propone le nozze gay! Sarebbe devastante per la società!"

Arrivano altre gentili e comprensive parole nei confronti dei matrimoni gay, da parte dell'Arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, in un momento in cui proprio i cattolici sono in fermento all'interno del Pd (citofonare Paola Binetti e il suo abbandono al partito):

"Dare via libera alle nozze gay sarebbe qualcosa di devastante per la società. Guai a quei politici che, definendosi cattolici, si adoperano in questo senso: sarebbe un atto gravemente immorale"

Insomma, uno scenario apocalittico alla "2012", in una città, Bologna, che ha siglato una specie di alleanza con l'Arcigay, per la lotta in favore dei matrimoni omosessuali. Più volte, il sindaco Delbono, si è dovuto malauguratamente rifiutare di dare unione riconosciuta legalmente a due persone dello stesso sesso. E ha più volte ribadito la necessità che in Parlamento arrivi una legge per equiparare la parità dei diritti di coppie gay e lesbiche, come già avviene in molti Paesi dell'Europa. E, quelle parole, troppo comprensive, hanno trovato opposizione da Caffarra:

"È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso. La responsabilità più grave è di chi propone l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. È questo un atto pubblicamente e gravemente immorale. il credente ha il grave dovere di una piena coerenza fra ciò che crede e ciò che pensa e propone a riguardo del bene comune. È impossibile fare coabitare nella propria coscienza e la fede cattolica e il sostegno alla equiparazione fra unioni omosessuali e matrimonio: i due si contraddicono"

L'Arcivescovo non entra in merito alla convivenza di coppie gay ("I conviventi omosessuali possono sempre ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza. La cosa non è in questione") ma critica ferocemente la possibilità di parlare di matrimonio nel popolo Lgbt:

"Il matrimonio classico sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi significherebbe che il legame della sessualità al compito procreativo ed educativo, è un fatto che non interessa lo Stato. In questo modo crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico. La società deve la sua sopravvivenza non alle unioni omosessuali, ma alla famiglia fondata sul matrimonio. L’unione fra uomo e donna assicura il bene della procreazione e della sopravvivenza della specie umana"

Infine, prosegue, parlando persino di adozioni gay:

"È dimostrato che l’assenza della bipolarità sessuale può creare seri ostacoli allo sviluppo del bambino eventualmente adottato da queste coppie: ci sarebbero i danni del più piccolo, inserito in un contesto non adatto al suo armonico sviluppo"

Ma Caffarra non ha timore di essere tacciato di discriminazione per queste sue parole? No, per un motivo elementare nella sua mentalità:

"La discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione"

Viene da sé, la considerazione che in questo caso, le persone dello stesso sesso che si amano, non partono dalla medesima posizione, in un ordine di importanza e dignità: in ordine al bene comune il matrimonio ha una rilevanza diversa dall’unione omosessuale. Non svolgendo un tale ruolo per il bene comune, le coppie omosessuali non esigono un uguale riconoscimento (inoltre non possono procreare, quindi inutili a livello di società).

Via | CorriereDiBologna

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