E Paola Concia risveglia il Congresso Nazionale Arcigay

Qui a Perugia fiocca una neve che scioglie al contatto con il granito, ma il freddo si fa sentire fuori e dentro l'augusto Palazzo Priori - Sala dei Notari tutta dipinta e severa nella nobiltà che poco concilia con le asprità stagionali, così calde, pennellate, diamantine. È ovvio che in un clima invernale, il freddo possa entrare dagli usci e pervade la sala dove sono arrivati delegati da tutta Italia per la celebrazione solenne del XIII Congresso Nazionale Arcigay. Bella la location; ottimi i servizi e l'accoglienza. Tutto perfetto finché le lingue non si sciolgono, ed un po' di quel freddo non entra in sala e risveglia un certo torpore. Qualcuno si mette di buona lena, ma è risvegliato dal sanguineo Gottardi, segretario nazionale uscente, che non transige sul rumorio in sala e spiascia biglietti agli ospiti per riuscire a stare nei canonici 5 minuti di saluti. Non ce la fa nessuno; tutti intenti a proclami doviziosi sulle proprie e altrui rivendicazioni. Ho assistito a parecchi Congressi, e non sono certo il tipo che riesce a scandalizzarsi per come vadano le cose.

Parleremo di altri, ma quella che riesce, nonostante ogni vana intenzione a catalpultare l'uditorio verso altri lidi, è lei, l'unica, attuale rappresentante del "cogito" parlamentare LGBT italiano: Anna Paola Concia.

"Ringrazio coloro che mi hanno invitata a questo Congresso; ma ringrazio di più coloro che non mi hanno voluto a questo Congresso. Il movimento deve rendersi conto che esistiamo e i conti vanno fatti con tutti. Oggi i peggiori nemici dei gay sono proprio i gay, il movimento che disconosce, che annulla una rappresentanza culturale ancor prima che politica".

Qualcuno in presidenza riesce a nascondere malamente il disagio, ma in sala c'è un discreto silenzio che pare assenso. Si toccano le diaspore, quel silenzio che chissà cosa potrebbe dire.

Paola chiede e si chiede il significato di un movimento un po' fermo sulle proprie ragioni, sul riconoscimento del valore che ognuno nel movimento, con le sue prerogative, ha la possibilità di mettere in campo.

"L'omofobia che ho sentito sulla mia pelle l'ho avuta dai miei amici gay. Chi mi conosce bene sa di cosa sto parlando. Sono preoccupata, per come vanno le cose e sono preoccupata per le varie frammentazioni che oggi ilo movimento riesce a dare di se stesso. Io credo che il nostro nemico è fuori dalla nostra comunità e non dobbiamo farci contagiare da certi personalismi. Per noi è un momento difficilissimo e guai a cadere nella trappola degli inutili orgogli. Ci faremmo male da soli. Tutte le battaglie che ci aspettano, sono tutte battaglie da vincere e le energie servono per vincere non certo per abdicare".

Probabilmente domani, cercheremo di capire meglio quel che Paola intendeva in una importante assemblea nazionale come quella che si svolge qui a Perugia, e ve ne daremo debita cronaca.

Tornando alla "perfezione" congressuale, l'apertura viene fatta da Gottardi che introduce filmati in cui sciorina la nobile storia di un movimento; delle sue prime battaglie e dei suoi orgogli. Spuntano immagini di altri tempi: Mario Mieli al Parco Lambro; un giovane Grillini e un altrettanto, ora governatore della Puglia, Nichi Vendola. Le nostalgie forse toccano qualcuno in sala.

Poi si dà il via ai lavori. Alla presidenza vanno, Aurelio Mancuso, Gottardi, Balliello, due organizzatori Arcigay di Perugia, Bert D'Aragon, Rebecca Zini, Salvatore Sinioli, Carla Liberatore.

Arrivano gli auguri del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quelli della Ministra per le Pari Opportunità e quelli della Gioventù. Nella sua relazione Mancuso ammette degli errori di valutazione ma il perno centrale resta il movimento; resta Arcigay. Riconosce tutte le difficoltà del momento e quel dovere irrinunciabile a non sottrarsi alle proprie responsabilità. La posta dei diritti è una posta troppo alta per giocarci come fanciulli.

In sala, tanti gli ospiti: Sergio Rovasio, anima di "Certi Diritti"; Francesca Polo di Arci Lesbica; Maria Gigliola Toniollo della Cgil Diritti; Paolo Ferrero e Franco Giordano di una sinistra tornata extraparlamentare e Silvana Mura anima dipietrista dell'Idv.

Domani, giornata di fervori. Si attende l'arrivo di Bersani e di altri. Il Congresso entrerà nel vivo.

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