Al processo sulla Proposizione 8, la testimonianza di Ryan Kendall, obbligato a frequentare corsi per diventare etero

Al processo sulla Proposizione 8, la testimonianza di Ryan Kendall, obbligato a frequentare corsi per diventare etero

In California sta tenendo banco in questi giorni il processo sulla Proposizione 8, di cui vi abbiamo dato alcuni resoconti sulle testimonianze portate in aula. Tra queste, ha assunto molto interesse quella di Ryan Kendall, un ragazzo 26enne costretto a ricoverarsi per una "terapia di guarigione" per renderli nuovamente etero. Il testimone ha raccontato di aver raccontato ai suoi genitori (profondamente cristiani) di essere gay all'età di 13 anni. Così, è stato ha subìto la scelta di questa metodo di cura per quasi due anni, mentre er aun teenager, e quindi mandato a vedere un terapista cristiano e alla Associazione Nazionale di Ricerca e Terapia dell'Omosessualità (NARTH). Ha testimoniato che questa terapia l'ha portato a pensare intensamente al suicidio:

"Ricordo mia madre che mi fissava e mi diceva 'Brucerai all'inferno!'. Sapevo di essere gay, come so di essere basso e metà ispanico. Non avrei mai pensato che questo avrebbe cambiato le cose"

Interrogato anche dalla controparte, il ragazzo ha ammesso candidamente che dalla sua esperienza personale, nessuna delle persone presenti era in quei luoghi per una propria scelta, ma spesso costretti. Ha quindi ribadito come sia assurdo pretendere che una persona diventi eterosessuale: è entrato da omosessuale e allo stesso modo ne è uscito da quel percorso doloroso e colmo di sofferenza ed umiliazione. La madre, in uno dei suoi violenti litigi col figlio, gli aveva anche gridato che avrebbe preferito abortire se solo avesse saputo che suo figlio sarebbe stato gay. Fino a che punto l'essere gay può portare due genitori a ferire e far del male così gratuitamente al sangue del proprio sangue? Dov'è finito l'amore?

Foto | IndieWire

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