Le volgarità anti-gay confessate da Philippe Starck

Anche se non conoscete Philip Starck, neppure di nome, sono certo che avrete visto uno degli oggetti che ha disegnato: una sedia, un orologio, uno spremiagrumi di design. Oggetti belli, particolari e alla portata un po' di tutti.

Leggendo un'intervista a questo designer 61enne, che non riesce a vivere neanche un giorno senza amore e senza sesso, mi sono imbattuto in una frase da cui emergono i vecchi luoghi comuni sui gay (innocui, per carità), insieme però alla consapevolezza del mondo che è cambiato.

Starck infatti racconta di quando incontrò per la prima volta la ragazza che adesso è sua moglie:

una sera, nel 2002, ero con mia moglie a un cocktail parigino quando ho visto uscire dal buio, in compagnia di una coppia di amici gay, questa figura splendente. Me l’hanno presentata, l’ho baciata e ho detto - quanto a volgarità, sono un professionista - “È così triste vedere due gay con la più bella ragazza in città e sapere che non concluderanno niente”.

Una battuta innocente, per cui credo non si offenderebbe nessuno; mi ha fatto sorridere, però, che Starck - il quale sicuramente vive e lavora a contatto con moltissimi gay - si autodefinisca volgare per questa frase. Mi ha dato l'impressione di vergognarsi un po' per questo retaggio vetero-maschilista, da uomo vecchio stampo che non può immaginare altri uomini impermeabili al fascino femminile.

Quante battute di questo tipo sentiamo ogni giorno. Eppure, credo che nessuno se la prende più di tanto, specie se sono pronunciate senza cattiveria. Voi che dite?

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