Ritorno a Brideshead o dell'amore (gay) sopraffatto dal senso di colpa

Complice la neve sono riuscito finalmente a vedere (in dvd) il film Ritorno a Brideshead (Brideshead revisited). Il film, splendido nelle sue atmosfere alla James Ivory, è tratto dal romanzo omonimo di Evelyn Waugh del 1945. Nel 1981 divenne anche una serie televisiva.

Ambientato in Inghilterra pochi anni prima della Seconda Guerra Mondiale si narra di Charles Ryder (interpretato da Matthew Goode, che vedremo anche in A single man), dell'amore che per lui prova Sebastian Flyte (un superbo Ben Whishaw) e del fatto che Charles si innamori della sorella di Sebastian, Julia (Hayley Atwell). Il tutto ambientato nella cornice della ricca dimora di Brideshead e sotto l'austero e cattolicissimo sguardo di Lady Marchmain (una splendida Emma Thompson), madre di Sebastian e Julia.

Due i passaggi importanti, secondo me: Sebastian che dice all'amico Charles: “Non a tutti Dio dona questo tipo di amore”; Julia che chiede sempre a Charles: “Che cosa vuole veramente Charles Ryder?”, domanda che resterà senza risposta e che, forse, interpella tutti noi che guardiamo il film.

Un film intenso che racconta l'impossibilità dell'amore o di un certo tipo di amore: non solo, e non tanto, l'impossibilità dell'amore omosessuale, quanto l'impossibilità dell'amore filtrato dai retaggi socio-religioso-culturali –che sfociano nei sensi di colpa – in cui siamo cresciuti e viviamo.

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