Sara Teasdale, l'amore come sogno

Anche se in tutta probabilità le sue passioni saffiche rimasero solo platoniche, le sue poesie, dove figure femminili, reali o leggendarie, ricevono sempre un’accoglienza viva ed affocata, sono ormai entrate di diritto nella storia della letteratura gay.

Sara Teasdale

Nata e cresciuta in una famiglia della buona borghesia di New Orleans, Sara Teasdale (1884-1933) ebbe un’infanzia solitaria, vissuta in un’atmosfera lontanante, di sogno, che mise un velo tra lei e la vita vera. Tra lei e quella realtà a cui agognava con tutta se stessa. Vista la Duse a teatro, la giovane poetessa, colpita al cuore, le dedicò tutta una serie di sonetti che le portarono un inatteso successo. I suoi versi perfetti, la sua metrica virtuosa la imposero come uno dei più promettenti talenti della letteratura americana di quegli anni. Una marcia inarrestabile che culminò, prima donna della storia, con il Pulitzer, assegnatole per "Love Songs".

Inquieta, cagionevole e disperatamente in cerca del grande amore, Sara Teasdale iniziò allora a viaggiare, ad attraversare l'America da est ad ovest, da nord a sud. Suo unico vero sfogo rimanevano però le poesie e le tante lettere con cui scriveva al mondo. Un carteggio fitto con uomini e donne; ombre di fuoco che diventavano, per mesi od anni, storie d’amore solo di carta ed inchiostro. Perennemente immerse nel sogno.

Il matrimonio con un uomo d’affari si rivelò fallimentare e la poetessa chiese il divorzio nel 1929. Seguirono anni di depressione, la sua poesia si fece più notturna, a tratti profetica. Il suicidio le sembrò forse l’unica strada per uscire da quell’impasse ed il 29 gennaio 1933, l’autrice di “I shall not care”, disse addio al mondo, inghiottendo una dose massiccia di sonniferi.

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