L'Iran blocchi le impiccagioni di omosessuali


Mahmoud Asgari (Khūzestān 1989 - Mashhad 19 luglio 2005) e Ayaz Marhoni (Khūzestān 1987 - Mashhad 19 luglio 2005) erano due adolescenti iraniani impiccati nella piazza Edalat (della Giustizia) a Mashhad, Iran del nordest, il 19 luglio 2005. In quella occasione l'opinione pubblica internazionale tuonò contro quella esecuzione, si fecero manifestazioni e veglie. I due ragazzi, ma ancor più le autorità iraniane, non sentirono le grida per la vita e il boia strinse i cappi fino all'immolazione finale.

Da allora. il lavoro dell'incappucciato non si è fermato; la satrapia giustizialista verso gli omosessuali ha continuato la sua opera, la sua vergogna. L'Iran di Mahmud Ahmadinejad, diversa da quella di tante donne e uomini che contestano il regime, diversa da profonde umanità come quelle di Bahman Motamedian o della meravigliosa Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace, insiste nel trattare le omosessualità come un peccato grave, da nodo scorsoio.

Ora, la Francia ha lanciato un forte appello alle autorità iraniane affinché rinuncino all’esecuzione di alcuni cittadini condannati a morte per la loro omosessualità. A dichiararsi preoccupato dalle voci che arrivano da quel paese è stato il ministro degli esteri che, secondo recenti informazioni di stampa, molte vite di omosessuali sono in grave pericolo.

E come la Francia, speriamo che altri Stati facciano sentire la loro autorità vero il governo di Teheran perché si arrivi ad una moratoria contro la pena di morte in Iran come anche negli altri stati tenutari di questa ferocia verso altri esseri umani.

Arcigay, per voce del suo presidente, ha dichiarato:

"Da anni Arcigay sta proponendo un’intensa campagna di sensibilizzazione contro la tragica tirannia che colpisce le persone lgbt iraniane e per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. Come abbiamo potuto ascoltare dalle parole degli studenti lgbt iraniani lette durante il Genova Pride, la libertà e i diritti umani nel paese asiatico sono inesistenti.

Chiediamo al Ministro degli Esteri Frattini di supportare l’azione francese, battendosi per la denuncia di violenze e violazione dei diritti umani e contro la pena di morte, auspicando che il governo italiano confermi quel ruolo primario che già ha avuto un anno fa nella presentazione della risoluzione contro la pena di morte per le persone omosessuali all’ONU. Il 18 dicembre scorso, infatti, una dichiarazione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, proposta proprio dal governo francese, fu firmata da 66 paesi, tra cui l’Italia e tutte le 27 nazioni UE e letta all’Assemblea dell’ONU”.

Conclude quindi Aurelio Mancuso:

“L’Italia deve affermarsi come uno dei paesi che vogliono costruire una base di civiltà che potrà portare nell’arco di uno o due anni alla presentazione di una risoluzione definitiva votata all’ONU dalla maggioranza dei paesi del mondo. Solo così potremo creare i presupposti per un mondo dove le persone non vengano più violentate, torturate ed uccise per il solo fatto di esprimere a pieno se stesse.”

Agli appelli, non solo di Arcigay deve seguire una nostra mobilitazione, una presa di posizione dura contro questi paesi che violano la vita umana a causa di omosessualità. Non dimentichiamo che nella vicina Iraq, altri omosessuali sono uccisi e fatti sparire, torturati a causa della loro omosessualità.

Foto | dumplife (Mihai Romanciuc)

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