Argentina: la Chiesa dietro lo stop alle nozze gay

Il primo matrimonio gay dell'America Latina, quello tra Alejandro e José a Buenos Aires, è solo sospeso per adesso, ma non annullato. Infatti, come vi avevamo anticipato su Queerblog, alla fine il governatore della città, Mauricio Macri, che pure in un primo momento si era espresso a favore dei diritti lgbt, ha deciso di attendere una sentenza del Tribunal Supremo (qualcosa di simile alla nostra Corte Costituzionale) che risolverà il conflitto tra giudici.

Dietro questo improvviso stop alla celebrazione, però, sembra che ci sia lo zampino della chiesa cattolica, con il cardinale Jorge Bergoglio di Buenos Aires in prima linea nel dire No a qualsiasi progresso in tema di matrimonio fra persone dello stesso sesso; secondo gli attivisti dei diritti umani il presule avrebbe agito in combutta proprio con Macri, dopo averlo incontrato qualche giorno fa.

Che cos'è successo in pratica? Dopo che una giudice amministrativa locale il 12 novembre aveva dichiarato incostituzionale il divieto di matrimonio per i gay e dopo che Macri aveva annunciato che il governo non avrebbe presentato appello, numerosi attivisti cattolici hanno presentato appello a quella decisione finché la giudice Martha Gómez Alsina, del foro civile, ha annullato la sentenza precedente.

A questo punto gli attivisti lgbt hanno bollato come illegittima la decisione di questa giudice, sostenendo che non poteva annullare un bel niente, non avendone facoltà; il governo locale, però, ha accettato il decreto e all'ultimo momento ha bloccato le nozze.

Adesso la parola passa al Tribunale Supremo che dovrà dirimere il conflitto di competenze fra i due giudici, ma non è detto che si esprima nel merito a proposito del matrimonio gay. In ogni caso una volta di più la chiesa cattolica è intervenuta con tutto il suo peso e il suo potere di interdizione contro i diritti delle persone omosessuali.

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