Aids e trans. Per Calderoli chi va con loro se la va a cercare

Che il parlamentare leghista Roberto Calderoli, iceberg della dirigenza del partito di Bossi, non sia mai stato tenero con gli omosessuali è cosa risaputa. Ma di questi tempi la transessualità poté più dell'omosessualità, viste le tragiche vicende dell'ex governatore del Lazio e la misteriosa morte della trans Brenda. Insomma a Calderoli, pare noi non piaciamo e noi non andiamo certo in visibilio per l'illustre parlamentare secessionista.

Parlando a Klaus Davi, esperto di relazioni pubbliche e fondatore dell'omonima agenzia, Calderoli non si è lasciato sfuggire l'occasione per dire la sua sui transessuali e i loro clienti; a modo suo naturalmente e senza quella 'pietas' che a volte occorre nel dire le cose. Tolleranza zero, ovviamente; e se i "travestiti brasiliani" scorrazzano per la capitale non è per colpa di Alemanno, ma di qualcuno che chiude un occhio. Parola del responsabile del dicastero della semplificazione normativa, che precisa:

"Mi sembra che rispetto ad alcune categorie ci sia una sorta di minor sorveglianza perché se i trans hanno appartamenti in affitto, cellulari e contratti telefonici e possono acquistare medicine, evidentemente c'è qualcuno che fa questi contratti. Al di là delle valutazioni rispetto alle tendenze sessuali di qualcuno è un fenomeno che ruota attorno alla presenza di droga e ricatto, un vero circuito malavitoso. C'è anche un aspetto sanitario perché, ovviamente, all'interno di quel tipo di popolazione la percentuale di sieropositivi è altissima rispetto alla media, quindi vuol dire proprio andare a cercarsela".

Andarsela a cercare. Dice proprio così il ministro del Carroccio, senza pensare che forse dovrebbe essere lo Stato, di fronte ad un reale pericolo di contagio, a mettere in campo strumenti di prevenzione perché anche le persone che vanno a fare sesso con le transessuali non si infettino.

Parole dure, per certi versi rappresentazione di una realtà, ma che una politica dovrebbe trattare col rigore della prevenzione più di quella della persecuzione.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi alla celebrazione della Giornata mondiale contro l'aids. Forse, anche per questo, il ministro avrebbe aiutato molti a parlare di prevenzione, lasciando per una volta ad altri certi linguaggi a cui ci ha abituati da tempo.

Foto | lorenzinhos

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