Per Grillini è necessario nominare un ministro alle Pari Opportunità

Dopo le dimissioni di Josefa Idem le Pari Opportunità sono vacanti. A chi verranno assegnate?

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A seguito delle dimissioni di Josefa Idem, la delega alle Pari Opportunità verrà assegnata a uno dei ministri già in carica e non verrà nominato un nuovo ministro ad hoc. Non è d’accordo con questa scelta Franco Grillini, leader storico del movimento lgbt italiano. Afferma Grillini:

La semplice riassegnazione delle deleghe del Ministro Idem non va bene, occorre nominare una nuova ministra nel solco e con le sensibilità politiche e culturale della precedente. Una semplice distribuzione delle deleghe significherebbe di fatto l’abbandono da parte di questo governo della battaglia sui diritti e la loro garanzia e soprattutto non mantenere gli impegni solennemente presi dal ministro uscente che per noi del movimento lgbt rappresenta una grave perdita come punto di riferimento. L’impegno in materia di diritti proprio in una fase di crisi va intensificato perché per lo più non rappresentano una spesa per lo Stata mentre al contrario discriminazioni e mancanza di tutele incidono negativamente anche in economia.

Secondo Grillini buoni nomi in questo campo potrebbero essere quello di Chiara Saraceno o Michela Marzano.

Il movimento gay italiano opta per Kyenge


Cécile Kyenge

Di diversa posizione sono le principali associazioni lgbt italiane (Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit e Comitato Palermo Pride) che chiedono a Letta di assegnare la delega alla ministra Cécile Kyenge:

Auspichiamo che la delega alle Pari Opportunità sia assegnata alla Ministra Cécile Kyenge che già in tema di immigrazione e di diritti degli stranieri ha mostrato di aver focalizzato le mete poste dall’Unione europea e di saper metter in campo la pratica dell’ascolto e della costruzione partecipata dei percorsi.

Questo perché

il lavoro impostato da Josefa Idem, sul versante del riconoscimento dei diritti delle persone lgbt e della presa in carico urgente del problema della violenza di genere, non può perdere impulso: nell’avvicendamento è necessario sia garantita la continuità di un approccio volto ad abbattere, in ogni contesto, ogni tipo di discriminazione.

Commentano le associazioni lgbt:

Il Ministero alle Pari Opportunità non può essere ridotto al “bottino” di una parte politica o di quell’altra, ma deve essere assegnato nella consapevolezza degli obbiettivi che l’Unione europea ha posto su questi temi e sui quali già diverse volte ha richiamato l’Italia. Perché l’Europa è innanzitutto un modello di democrazia e di società, prima ancora che un paradigma economico o una moneta unica. Ed è nel definire obbiettivi e percorsi in tema di pari opportunità e di riconoscimento delle differenze che si decide se si sta dentro o si sta fuori dall’Europa.

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