Annemarie Schwarzenbach, l'angelo perduto

La vita ed il mito di una scrittrice omosessuale, ribelle, irrequieta che viaggiò, vide il mondo e si spense per un banale, ma drammatico incidente a soli 34 anni.

La sua passione più forte fu per Erika Mann. Un’ossessione che la inseguì per buona parte della sua breve vita. Del resto, Annemarie Schwarzenbach ebbe un rapporto intenso e speciale con tutta la famiglia del grande scrittore. Lo stesso Klaus, figlio prediletto di Thomas Mann, divise con lei viaggi ed avventure. Progetti ed ideali. Forse tra loro si parlò anche di matrimonio, nonostante la loro omosessualità.

Nata in una famiglia dell’alta borghesia svizzera, nobilitata dal sangue blu della madre, la scrittrice crebbe tra scuole di prestigio e località esclusive, indossando quasi sempre abiti da ragazzo che confondevano ed affascinavano chi le stava attorno. Del resto la sua bellezza androgina (che alcuni arrivarono a paragonare a quella di un arcangelo che aveva smarrito la via per il paradiso) seduceva prontamente uomini e donne. Animatrice della vita berlinese in quegli anni sbandati, persi tra le due guerre, la giovane scrittrice iniziò a bere troppo, rincasare solo alle prime luci dell’alba ed a fare uso di sostanze stupefacenti, forse per curare una salute cagionevole e troppo tormentata.

Con l’avvento del Nazismo, la vita bohemien di Berlino subì un brutale arresto e la Schwarzenbach iniziò così il suo lungo peregrinare per il mondo: Persia, Afghanistan, Russia, America, non vi era paese che la scrittrice-giornalista non volesse visitare, assorbire, catturare nelle sue celebri fotografie, ritrarre con quelle sue parole sempre illuminanti. Sempre fulminee. Furono anche gli anni dei grandi incontri, del matrimonio con un diplomatico omosessuale francese, dell’ amore con la baronessa Margot von Opel e del sofferto no alla scrittrice Carson McCullers che dovette accontentarsi di una amicizia calda, ma solo epistolare.

Tuttavia il tempo aveva ormai iniziato a correre più velocemente per Annemarie Schwarzenbach; l’appuntamento finale col destino scoccò infatti di lì a poco, nel novembre del 1942, quando la scrittrice, rientrata in Svizzera dal Portogallo, cadde fatalmente dalla sua bicicletta. La morte, che, secondo alcuni, sarebbe potuta essere evitata (molti biografi parlano di una diagnosi sbagliata), sopraggiunse in pochi giorni.

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