La transessuale Roberta Cavalcanti racconta le sue notti bollenti con i nostri politici

La transessuale Roberta Cavalcanti racconta le sue notti bollenti con i nostri politici

La vicenda di Marrazzo, ritornata in auge in questi giorni per via della morte di Brenda, fa sbottonare diverse altre trans che raccontano di loro frequentazioni con personaggi politici. Roberta Cavalcanti (nata Roberto, amica di Moana Pozzi e di Ilona Staller-Cicciolina, definita la transessuale più amata dagli italiani) è una di loro e racconta le sue notti con i politici affermando che nei festini di uomini politici transessuali e droghe non mancano mai.

Non esisterebbe la serata senza stupefacenti. Uomini come questi che vanno con i trans ne hanno bisogno. Altrimenti non riuscirebbero a superare le loro inibizioni. La loro fantasia è di essere dominati da una bella donna. Da un anno non mi sottopongo più nemmeno a cure ormonali per evitare problemi. I miei clienti mi chiamano solo se funziono alla perfezione

Non solo: Roberta Cavalcante racconta anche di un incontro con un politico di centro-destra in Veneto. Erano presenti anche altri esponenti locali. E, da allora un parlamentare è un suo cliente fisso:

“Ci vediamo a Roma o a Milano. Arriva con la scorta. Mi dice di non avere molto tempo, ma vuole che faccia di tutto, ogni volta qualcosa di più. Sono il sogno sessuale proibito di tutti”

Non saremo certo noi a fare la morale e a puntare il dito: siamo in un paese libero e ognuno è libero di soddisfare le proprie voglie sessuali come crede. Quello che fa pensare è il radicato puritanesimo dei nostri politici e l'incapacità di vivere liberamente la propria sessualità. Da un lato abbiamo politici che affermano categoricamente di non entrarci nulla con le transessuali e minacciano azioni legali contro chi osa solo far intendere diversamente; dall'altro abbiamo Roberta Cavalcante - e diverse altre transessuali e gay - che raccontano dei propri rapporti con i politici.

Un sondaggio su Polisblog di qualche giorno fa chiedeva ai lettori quale fosse, secondo loro, la percentuale dei nostri parlamentari che si dedicasse a “passatempi postribolari” (“nulla di scientifico, né di moralisteggiante: mi piacerebbe solo vedere quanto in basso è caduta la percezione, in noi cittadini, della classe politica”). Secondo i lettori di Polisblog più del 50% dei parlamentari si intrattiene in tali passatempi.

Siete d'accordo? Quanti di questi secondo vai frequentano persone transessuali, gay o lesbiche? E quanti sarebbero disposti ad ammetterlo?

Foto | La Stampa

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