L'insopprimibile astio di Aznar

Non dev'essere facile, per un ex primo ministro scalzato dal voto popolare e rifiutato dal suo stesso paese, accettare l'enorme simpatia riscossa dal suo successore, portatore di valori affatto diversi dai suoi.

Così José Maria Aznar, già presidente del governo spagnolo, ripete al Giornale di Berlusconi la solita tiritera contro il governo Zapatero, gli attacchi sul federalismo e sulle trattative con l'Eta e rimpiange il suo ex collega e amico Silvio, che

come premier, ha dimostrato grande determinazione, senso della responsabilità, capacità di sostenere posizioni difficili anche quando non erano necessariamente popolari.

Sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, comunque, è interessante come il conservatore Aznar deluda il reazionario Giornale:

«Zapatero ha commesso errori gravissimi: ha indebolito il Paese, lo Stato, e ha aperto la porta a tutti i nazionalismi. Ma il peggio è che il suo è un governo settario, di sinistra radicale, che pretende di riscrivere la storia della Spagna e della democrazia per inventarsi una storia differente».
Storia differente in cui rientra anche il riconoscimento delle unioni gay?
«Guardi, io dico che una cosa è il riconoscimento dei diritti delle unioni omosessuali e un'altra cosa il considerare una unione omosessuale come un matrimonio. Io rispetto l'unione omosessuale, ma non sopporto l'idea che questa possa essere considerata come un matrimonio tra uomo e donna».
Eppure, su un giornale della sinistra italiana, Zapatero si è detto sicuro che quella legge è destinata a durare anche con un governo di centrodestra...
«Non sono al governo, ma penso proprio di no, perché sicuramente il Partito popolare modificherà quella situazione. Ripeto, è una questione di denominazione: l'unione gay è una cosa, il matrimonio è il matrimonio».

Aznar, tu non lo sai, ma in Italia saresti un rivoluzionario, un po' più radicale di Bertinotti. Io, però, mi tengo Zapatero.

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