Il viaggio impossibile di Julien Green

Americano ma francese per cuore e temperamento, Julian Green scrisse romanzi che ispirarono il grande schermo e tutta una serie di diari che, a distanza di anni, rimangono uno specchio acuto e fedele di una stagione indimenticabile della cultura europea.

Lo scrittore Julien Green

La sua fama poggia oggi quasi per intero su i suoi famosi diari, un osservatorio da cui Julien Green (1900-1998) scrutava dal di dentro la Parigi più viva e colta, quella, per intenderci, degli intellettuali più raffinati, degli espatriati d’oltreoceano, dei grandi nomi che hanno fatto la storia del Novecento. Nato in Francia da genitori americani, Green fu sempre pesantemente influenzato dalla religione, da una visione cupa della vita e della fede stessa, infusagli forse dalla madre, che lo trasformò in un omosessuale angosciato, perennemente ripiegato su se stesso.

Questo tuttavia non gli impedì di innamorarsi ancora giovanissimo del giornalista Robert de Saint-Jean. Un rapporto lunghissimo che si consolidò proprio negli anni di maggiore successo dello scrittore che aveva scelto di scrivere le sue opere in francese.

Un successo che lo portò a sedere tra gli scranni, quasi sacri, dell’Accademia di Francia, riempiendo il seggio che era stato di Francois Mauriac. Già vecchissimo e legatosi allo scrittore di Eric Jourdan, Julien Green si adoperò per acquistare casa a Forlì; un’antica villa appartenuta a Caterina Sforza, la grande virago del nostro Rinascimento, che doveva forse diventare (così almeno ci piace immaginare) il luogo dell’asilo estremo, ma lo scrittore, ormai ultranovantenne e non più in buona salute, non fu in grado di compiere il lungo viaggio da Parigi a Forlì. Green si spense infatti nella capitale francese il 13 agosto del 1998, poche settimane prima del suo novantottesimo compleanno.

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