La televisione si fa gay. O quasi!


Oramai quel tubo catodico che chiamiamo televisione, diventato plasma, lcd, led: sottilissimo come un foglio di carta, pare dominare il mondo delle illusioni e delle realtà che divora a suo piacimento e a godimento del pubblico. Passa di tutto, dalla cultura relegata ad ore notturne per indomiti insonni, ai reality, ai talk show dove l'urlo dell'intolleranza diventa professione e gli applausi ricevuti il magma dove forgiare altre persuasioni, corrette o errate che siano. Ci sono persone e personaggi che ci campano nel loro discetare sulla prostituzione, sulle transessuali, sui gay o sul cibo che consumiamo. E chi ha coraggio, o meglio sfacciataggine, ci si immerge come l'ape al miele per farsi personaggio, per poter ripetere le sue urla in altre trasmissioni. La fatica maggiore la facciamo noi da casa, stimolati a cambiare canale dove altre urla riempiono il vuoto del nulla.

Anche gli omosessuali non ne sono esenti. Si sono inventati wedding planner, creatori di stili di vita e di moda, Fantastici 5, sfidanti di isole famose, Grandi Fratelli (o sorelle), e via via sempre di più nel baratro della solitaria celebrazione del proprio ego. Poco conta che la televisione ti consacra un giorno per buttarti nell'anonimato il giorno seguente. L'apparire è tutto! Tra fantasy e realtà, il mondo della televisione discute ma non risolve; crea diaspore ma si ritrae un attimo prima del dar di mani.

Ma la finzione deve fungere da realtà, da attualità, altrimenti il castello di carta rischia di piegarsi su se stesso, ci lascia orfani nel nostro consacrare o rifiutare l'eletto a divo o a miglior mestatore delle idee. In questi giorni si fa un gran parlare di transessuali e di prostituzione. Marrazzo, per fortuna sua e nostra, resta ai margini. Ci si chiede e si chiede loro del perché una transessuale abbia come ultima e unica scelta la prostituzione e si fomenta l'inganno mettendo sul piatto la disoccupazione operaia e industriale che certo non conclude come la soluzione ai loro problemi sia il prostituirsi. Non me li vedo centinaia di persone che ricorrono alle plastiche, indossino vertiginose gonne, e soprattutto abbiano la sensibilità e il coraggio che spetta alle transessuali. Non me li vedo proprio!

Ma ai mestatori televisivi quell'argomento serve, attecchisce il qualche modo nel telespettatore. La confusione televisiva è sotto i nostri occhi. Si innumidisco gli occhi per un transessuale che entra al GF, che racconta gli stenti, le paure, una vita ai margini della disperazione; e si guarda torvi e gravi le transessuali che finalmente raccontano in televisione quanto siano un po' tanto sporcaccioni i loro clienti con mogli e figli lasciati a casa a far credere loro ad un padre modello e irreprensibile sulla morale. Nessuno cita, pena il calo dell'audience, che una inchiesta di Retesole ha spiegato quanto sia difficile e impossibile per una transessuale accedere al mondo del lavoro. Quanto fariseismo!

Spegnere allora la tivù? Onestamente, in pochi ci rinunciano e in pochi intendono non parlare di Sgarbi o di Maicol, con amici e nei convivi domestici. È la televisione, signora!

Stasera, argomento che desideravo fosse madre di questo articolo, Sky Uno lancia un programma che vi invito a seguire. Parliamo di Hung. Ragazzo squillo. I promo ce ne hanno dato un assaggio convincente. Titolo originale: «It’s hard to make an indecent living»: è difficile condurre una vita indecente. I clienti del prostituto sono donne, ma è cosa marginale se poi si va a pensare a quel che accade nelle storie di tutti i giorni, fuori - ma non troppo - da quella commedia televisiva. Vedrete, si imbastiranno altri talk show su questo programma e sulla prostituzione maschile. The show must go on!

Foto | tortuga 767

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