Il marito di Marina Ripa di Meana: "Da giovane ho amato una trans"

Il marito di Marina Ripa di Meana: "Da giovane ho amato una trans"

Già circa un anno fa il nostro Robo ci aveva parlato della passione per Carlo Ripa di Meana aveva avuto da giovane per Gianna Nannini e, soprattutto, per una trans. Ma in questi giorni, dopo lo scandalo Marrazzo, è lo stesso Carlo a riparlare della sua lunga infatuazione, proprio sulle pagine di "DiPiù" (peccato il titolo "Ho amato un trans" al maschile... ma del resto, sarebbe stato chiedere forse troppo...)

Racconta di come sia cominciato tutto in una notte del 1970 a Milano, quando era consigliere comunale per il Partito Socialista. E in provincia, mentre una sera tornava da una riunione, in auto, ha visto vicino al Parco Ravizza una donna dai capelli rossi, stivali e gambe stupende:

"Appena la vidi sentii immediatamente una irresistibile attrazione per lei e mi avvicinai. La invitai a salire sulla mia auto e lei accetto. Capii che non era proprio donna dalla nascita da subito, quando si presentò. Mi rispose che si chiamava 'Gianna'. Appena mi accostai esplose fra noi una passione travolgente e a quell'incontro ne seguirono molti altri. Avveniva di sera, quando uscivo dalle riunioni. Raggiungevamo posti isolati e ci abbandonavamo al nostro desiderio"

Carlo Ripa di Meana continua, parlando di cosa lo attraeva così tanto in Gianna, delle promesse non mantenute e dei dubbi che lo assillavano:

"Mi attraeva la sua straordinaria femminilità, portata all'estremo. Io la chiamavo 'iperdonna'. Però riuscivo ad avvertire questo suo fascino solo di sera: di giorno la mia attrazione per lei veniva meno. La luce del giorno era troppo cruda e impietosa. Vedevo tutti i particolari che mi ricordavano che non era al 100%donna: l'ombra della barba rasata sul mento, le mani grandi e forti. Di sera invece splendeva di totale femminilità. Lei si era legata a me ma anche io mi sentivo soggiogato, schiavo del suo fascino. Nessuno sapeva di noi e lei non aveva nemmeno idea di chi fossi. Gianna una volta espresse il desiderio di fare una vacanza in Grecia con me: non so nemmeno io perché non facemmo quel viaggio. E non riuscivo a dormire con lei, temendo il momento del risveglio al mattino, quando la luce del giorno mi avrebbe ricordato ciò che volevo far finta di dimenticare: che era nata uomo"

La storia, ovviamente, si è poi conclusa:

"Non ci fu una fine ben precisa, un addio. Nel 1974 la passione dei primi tempi si era già spenta e mi trasferii a Venezia quando fui nominato presidente della Biennale. Lì, lontano da Milano, capii che la nostra storia non aveva un futuro: capii che ero 'un uomo che amava le donne'. E non potevo cambiare. Per alcuni anni ho saputo e mi sono informato di Gianna. Poi però ho perduto ogni contatto. Purtroppo ora non so più nulla di lei: sperò che stia bene e che sia felice"

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