Nel Pd spazio ai gay ma non ai loro diritti

"Quote gay" nel Pd targato Bersani. Nel nuovo organigramma del partito - che vede il cattolico Enrico Letta vicesegretario - la presidente è Rosy Bindi, con due vicepresidenti, Marina Sereni (ex Ds) e Ivan Scalfarotto.

Quest'ultimo è la classica bandierina per accontentare i gay - come scrive anche Elfobruno sul suo blog - visto che non sembrano alle viste cambiamenti reali nella politica del partito verso gay e lesbiche, nonostante gli appelli di Paola Concia.

Non solo non si prevedono aperture al matrimonio gay, ma sui temi etici continuerà a esserci "libertà di coscienza", il che vuol dire, in soldoni, libertà di veto da parte delle frange conservatrici e cattoliche verso qualsiasi legge innovativa, sia sulle unioni civili sia sul testamento biologico o sul divorzio breve. Per di più la nuova leadership di Bersani sembra orientata alla possibilità di un accordo di governo con i cattolici dell'Udc; sì, proprio quelli di Casini e di Totò Cuffaro, che garantisce al partito il maggior numero di voti. Se davvero il Pd si alleerà con i centristi - i più feroci avversari dei diritti per le persone lgbt - possiamo scordarci qualsiasi progresso.

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