Uomini che si spogliano. Intervista ad Alex Alletto, strip man professionista

Uomini che si spogliano. Intervista ad Alex Alletto, stip man professionistaQuando vivevo a Roma, l'appuntamento fisso era a mezzanotte del giovedì presso lo storico locale Hangar per lo spogliarello. Non mi è mai piaciuto andare per locali, ma lo striptease maschile è sempre stata una buona scusa con la quale il mio ex mi convinceva. Così quando ho conosciuto (virtualmente) Alex Alletto, che è uno strip man professionista, mi son ricordato dei “bei tempi andati” e ho pensato di rivolgergli qualche domanda. Ecco l'intervista – con alcune domande sul pubblico gay dei suoi strip. Al termine il video di uno spogliarello di Alex.

Come mai ha scelto di fare lo strip-man?
È stato un puro caso e di questo ne parlo nel libro che sto scrivendo. Ho iniziato come cubista, poi, desideroso di esprimermi, ho preparato il mio primo “strippetto”. Ancora lo ricordo: era semplice ma molto coreografico! Sono sempre stato molto creativo, ed il mio amore per il cinema mi ha aiutato a trovare sempre nuove ispirazioni sui travestimenti. Per quanto riguarda le musiche e l'alternarsi di queste mie imitazioni in uno stesso strip ha fatto sì che meritassi l'appellativo de “Il trasformista”.

Quali sono le tue “specialità” come stripper?
Beh, le mie specialità son quelle che “quasi obbligatoriamente” qualunque stripman dichiara di avere… solo che nel mio caso sono la pura verità! Comunque sono il sorriso, la movenza, la disponibilità, la simpatia… il tutto accompagnato da un corpo curato e gradevole.

Ti sei mai spogliato per un pubblico gay? Se sì, ci sono differenze tra fare uno spogliarello dinanzi a femminucce o dinanzi a maschietti?
In tredici anni di carriera mi sono spogliato in: locali, privé, pizzerie, teatri, televisione, feste private, barche ormeggiate e locali gay di qualunque posto d'Europa. Sinceramente essendo un professionista vado volentieri a svolgere il mio lavoro dovunque mi si richieda. Io sono etero, ma se devo dir la mia, il pubblico gay è nettamente superiore, sia come tifo che come personalità del pubblico femminile italiano. Le ragazze nella nostra penisola non hanno palle, mentre in Inghilterra, per esempio, ho dovuto ricucire due pantaloni… mi venivano strappati prima ancora di iniziare!

Mai ricevuto proposte da gay o, se preferisci, qualche ragazzo si è mai preso una cotta per te?
Di proposte ne ho avute non so quante, da entrambi i sessi; ho detto di sì a singoli per spettacoli privati – ad esempio doccia sexy – e comunque non altro. Per quanto riguarda le donne, a volte ho ceduto, specialmente solo se son single come adesso. Ma tutto ha il suo costo; quasi tutto.

A proposito di spogliarsi, che ne pensi delle polemiche sulle nudità che accompagnano ogni Gay Pride?
Il nudo è bello, se è accompagnato da una certa classe e da un bel corpo da vedere, sia maschile che femminile. Tutti quelli che lo odiano sono per lo più gente sedentaria che nella vita non ha nulla o che non può permetterselo.

Che consigli daresti a un ragazzo che volesse intraprendere la carriera di strip-man?
Gli consiglierei di andar via dall'Italia e di non svendersi. Io con i più anziani di questo mestiere abbiamo i nostri prezzi, giusti e limpidi, e odiamo sentirci dire “Ma quello viene per la metà”. Ad esempio anche io avrei potuto spendere la metà per la mia macchina, ma poi mi sarei vergognato di andarci in giro!

Come dicevi all’inizio, stai scrivendo un libro dal titolo “Maschietti e femminucce... che gente!” Ce ne parli?
È un libro autobiografico che parla delle mie esperienze dopo tredici anni di strip e locali e viaggi in tutta Europa… Consiglio a tutti i maschietti d'Italia di leggerlo, ma soprattutto di capirlo così da comprendere le proprie pecche. E ne ho anche per le femminucce italiane!

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