"Odio i gay". Licenziato portiere polacco di serie A


Se qualche giorno fa il presidente del Coni Gianni Petrucci aveva smentito che esistesse un "problema omofobia" nello sport, ecco dalla Danimarca una storia molto istruttiva a proposito dei cattivi valori che alcuni campioni possono veicolare e di come una società sana cerca di contrastarli.

Arek Onyszko è un personaggio un po' particolare: portiere polacco, molto cattolico e timorato di Dio, qualche tempo fa era finito sui giornali perché aveva picchiato a sangue l'ex moglie ed era stato cacciato dalla sua squadra, l'Odense. Qualche tempo dopo era stato ingaggiato da un'altra formazione sempre danese, il Midtjylland, che gli ha voluto dare una seconda possibilità. Ma il recidivo Arek è riuscito a farsi cacciare un'altra volta.

Che cos'è successo di nuovo? Il portiere - che era stato costretto dalla polizia a giocare con una cavigliera da detenuto, con cui poteva essere individuato ovunque - ha pubblicato un'autobiografia (F**king Polack) in cui spiega di odiare i gay e di provare schifo per loro:

"Odio i gay davvero. Penso che sia fottutamente disgustoso ascoltarli quando parlano tra di loro come se fossero ragazze. Non posso stare nella stessa stanza con qualcuno che è gay. Guardali quando si baciano tra di loro: Fa vomitare".

In una recente intervista Onyszko aveva rivendicato il suo odio per i gay, spiegando che da cattolico non poteva accettare comportamenti di questo tipo. Non ha spiegato, però, se da cattolico poteva accettare l'idea di massacrare di botte la moglie. Si attende risposta.


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