Si è spenta Alda Merini, poetessa degli esclusi

«Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace di cambiare di misura». Così apriva il suo blog personale Alda Merini, poetessa del cuore e della esistenza, spentasi ieri a Milano all'età di 78 anni. Nel grido delle sue celebrate poesie c'eravamo tutti, gay, lesbiche, transessuali, indigenti, stranieri, saggi e folli. Non è un caso che venisse definita la poetessa degli esclusi. La poesia per Alda Merini era una forza, una occasione di vita per raccontare il silenzio e la sofferenza, l'esclusione e la meditazione tra altre esistenze.

L'opera dolorosa delle sue poesie è stata l'opera stessa della sua esistenza, vissuta fino all'ultimo nella completa indigenza, quasi dimenticata. Tutta quella sofferenza passata in ospedali psichiatrici, trascinata per i capelli tra le pagine dei suoi versi che lasciavano il lettore basito da tanta grazia e tanta sofferenza.

La prima raccolta di poesie di Alda Merini: "La presenza di Orfeo", pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica. Il suo capolavoro, il segno di quanto fosse immensa la lirica di Alda Merini, è però considerato "La Terra Santa" che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la Poesia.

Ora il suo cuore si è spento per un tumore osseo, la sua vita cessata, ma la sua poeia resta tetimone di una splendida, incantevole donna della poesia e della letteratura. Ape laboriosa, ape furibonda.

" Ciao dolce signora delle ombre della mente,sarai nel ricordo di chi usa la poesia per parlare al mondo perchè i poeti non sono servi di nessuno.Un dolce lunghissimo bacio", scrive un lettore sul sito di Repubblica.

Oggi, dopo la sua scomparsa, vale di più la pena di riprendere tra le mani le sue poesie, i suoi canti del cuore e della sincerità.
Dolcissimo il suo modo di vivere e silenzioso il suo modo di congedarsi da questa vita terrena che le ha donato tanto ma che tanto non le ha tributato per quel dono della poesia che forse oggi, dopo la sua scomparsa, verrà rivalutata. Addio Alda, anche da noi che, in qualche modo, apparteniamo alle tue meravigliose liriche.

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