Campione di football americano sospeso dopo ingiurie omofobe


Sempre più spesso lo sport, nato per veicolare passioni sportive e amicizia tra le persone, diventa rabbia, violenza e tristo sentimento omofobico. Se poi parliamo di football americano, di corpi massicci, di rabbie in campo che somigliano a rodei da cowboy, passare dalle intenzioni macho alle pratiche degli insulti, il gioco è breve. E se uno insulta va da sé che l'epiteto peggiore, quello che intende colpire con maggiore veemenza, è l'insulto omofobico. Stavolta però non è andata bene ad un popolare campione della NFL, stimato e amatissimo giocatore del Kansas City Chiefs, tale Larry Johnson.

Larry, dopo una partita persa domenica scorsa disputata contro i San Diego Charges, si nè scagliato verso il suo coach con sprezzanti commenti. E siccome le rabbie è sempre bene portarle anche fuori dai campi da gioco, si è dilettato a insultare pesantemente alcuni utenti su Twitter in maniera apertamente omofobica. Sconcerie che non sono passate inosservate alla potente e attenta lobby americana GLAAD (Gay and Lesbian Alliance Against Defamation) e neppure ai dirigenti della sua squadra che hanno deciso di sospenderlo fino a quando la questione non verrà ben chiarita.

Passato qualche giorno, Larry, ha chiesto pubblicamente scusa per quegli epiteti, dicendosi dispiaciuto per le offese arrecate e di non aver mai avuto intenzione di offendere la comunità GLBT. GLAAD si è dichiarata soddisfatta ma ha pregato la squadra di Larry e i loro tifosi a usare quell'incidente per combattere l'omofobia così presente nel football come in altri sport.

"Le scuse fatte da Larry Johnson - ha dichiarato il presidente GLAAD, Jarrett Barrios - devono insegnare a tutti che non vi sono scuse per chi usa epiteti omofobici nei campi da gioco e nello sport in generale".
Certo, troppa grazia, a voler emulare una tale condanna anche ai nostrani sportivi, quando in campo e fuori si dilettano a irridere l'omosessualità, a usare frasi sprezzanti verso gay, lesbiche e transessuali. Forse per nascondere, nell'ipocrisia che in questi giorni la fa da padrona, qualche pruriginosità sessuale non proprio convenzionale.

Foto/NFL

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