Linguaggio di genere: all'Università di Lipsia saranno tutti "professoresse"

Il Senato Accademico dell’Università di Lipsia ha approvato una proposta rivoluzionaria: il termine “professoressa” verrà esteso a tutti i docenti, maschi compresi.

Linguaggio di genere: all'Università di Lipsia saranno tutti "professoresse"

Rimbalza in Italia, reso noto da un bell'articolo di Andrea Tarquini su la Repubblica, la novità sul fronte germanico, in termini di gender parity, espressione che (non è difficile dedurlo) sta per parità di genere.

Un vero esempio per le italiche paludi, ovvero il guazzabuglio di proposte, spesso disattese, nell'ambito dei diritti civili e delle politiche di uguaglianza (basti pensare l'ultimo nome sdoganato al ministero della pari opportunità, quella Michaela Biancofiore che non ritiene opportune le unioni gay). Alla fine questa è la Germania, un paese in cui una donna, Angela Merkel, correrà per il suo terzo mandato come Cancelliera di una nazione tra le più potenti al mondo. La strada è ancora lunga, soprattutto in termini di estensione di diritti in materia di matrimonio e adozioni gay, non dimentichiamolo, ma almeno fra le mura accademiche, si comincia a percorrerla.

Nell'Università di Lipsia, come riporta lo Spiegel, l'autorevole giornale tedesco, ci si dovrà rivolgere anche ai docenti maschi chiamandoli "professoressa".

Una rivoluzione che comincia dal linguaggio, dove ad essere esclusi in un certo qual modo, stavolta saranno gli uomini, in questa maniera li si costringerà ad adeguarsi, come fanno le donne da secoli, così, forse, percepiranno il senso e l'importanza, della parità. Niente più barra, lo slash che divide maschio/femmina, tutto al femminile.

Josef A. Käs, docente di Fisica all’Università di Lipsia, è l'ideatore della proposta, pensata come una provocazione per mettere fine alle interminabili discussioni sulla necessità di applicare nel linguaggio e nei titoli accademici l’”uguaglianza di genere”. Il Senato dell’ateneo invece, ha approvato la sua proposta, il termine “professoressa” verrà esteso a tutti i docenti, maschi compresi.

Si legge da Repubblica:

Se tutto andrà bene dunque l'università di Lipsia stabilirà un primato europeo e mondiale. La dottoressa Andrea Usadel del Center of Excellence of Woman and Science dichiara a Spiegel online di non essere a conoscenza di decisioni operative simili in altri atenei. Pochi protestano, tra i docenti maschi. "Questo è femminismo, una lingua che non fa bene al rigore del sapere e non porta contenuti buoni", protesta il giurista Herr professor Doktor Bernd-Ruediger Kern.

Di tutt'altro avviso Friederike Maier, docente di Economia a Berlino esperta di “uguaglianza di genere” che racconta allo Spiegel online:

Quando le donne si lamentano perché sono emarginate, di regola i colleghi rispondono con un sorrisino (...) Adesso che la situazione è rovesciata, sono gli uomini a brontolare. Magari questa volta avremo finalmente una cultura di uguaglianza di genere.

Perché la proposta venga invalidata dovrebbe essere bloccata da un'obiezione del Ministero delle scienze e dell'istruzione dello Stato libero di Sassonia, uno tra i 16 Bundeslaender della Repubblica federale, ma pare sia una probabilità recondita.

Foto | Di Stefan Krämer (Digitalkamera) [GFDL o CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

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