Ethel Waters, dalle "stalle alle stelle"

Una voce indimenticabile ed un senso della drammaticità fuori dal comune aprirono ad Ethel Waters le porte di un successo insperato.

Ethel Waters

Ethel Waters (1896-1977) incarna per molti il sogno americano. Dalle inaudite privazione della infanzia alla nomination all’Oscar per Pinky, la vita della celebre cantante blues, che ad un certo punto della sua carriera divenne un’attrice di talento, contesa da Broadway e Hollywood, ha tutte le caratteristiche della fiaba moderna. I suoi lontani esordi nei fumosi nightclub di Harlem, le sue interpretazioni drammatiche di classici struggenti ed indimenticabili della canzone come Stormy weather o Heat wave e quel suo innato desiderio di scandalizzare sempre e comunque chi le stava di fronte, sono solo alcune delle molteplici tessere che composero la sua vita.

A quattordici anni, la Waters aveva già un matrimonio fallito alla spalle. Del resto, l’artista, nel corso della sua lunga esistenza, ebbe poco tempo per gli uomini e le sue passioni furono soprattutto femminili. Dalla ballerina Etherl Williams (di cui contemporanei ricordavano le liti furibonde) alla britannica Radclyffe Hall, autrice dello scandaloso “Un pozzo di solitudine” che, in Inghilterra, era finito sotto processo per indecenza, sollevando le proteste dell’intellighenzia. Prima di morire, in un tentativo forse di prevenire e bloccare chiacchiere e inesattezze future, Ethel Waters scrisse il bellissimo "His eye is on the sparrow", un libro autobiografico in cui la sua vita divenne (ancora una volta) una mappa colorata a tinte forti, un luogo del miracolo e della volontà.

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