Il mio nome è Lucy. La storia di una donna nata uomo

Copertina del libro Il mio nome è Lucy di Gabriella RomanoUn libro la cui particolarità esplode fin dall'incipit: Mi hanno chiamata Luciano. Non è un errore di stampa né di concordanza: è la testimonianza viva raccolta da Gabriella Romano e pubblicata da Donzelli nel libro Il mio nome è Lucy. L'Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale. Del resto in questo libro il gioco dei pronomi è lineare: la protagonista usa il maschile fino a che si considera omosessuale, passa al femminile da quando si riconosce transessuale

Il libro narra di Luciano/Lucy – la protagonista stessa alterna questi passaggi dal maschile al femminile perché, come spesso ripete, lei è così – e della sua storia, della sua infanzia, del campo di concentramento fino all'operazione a alla vita odierna. Struggenti nella loro semplicità i momenti in cui si parla della vita nel campo di concentramento. Ha fatto vibrare particolarmente le mie corde, poi, il capitolo sull'operazione in cui tutta la tensione e il dramma di una donna nata in un corpo maschile vengono a galla. Ne riporto degli stralci:

Facevo già un po' di ormoni perché il mio aspetto maschile non mi piaceva. Mi sono sempre considerata una transessuale, nel senso che non mi sono mai considerata un uomo, non mi veniva proprio; quando facevo sesso i miei attributi maschili non si vedevano mai perché io nascondevo tutto [...] Avevo comunque una moda tutta mia, particolare, ad esempio mi facevo le scarpe da uomo, ma col tacco piuttosto alto, oppure indossavo un pantalone un po' cortino con delle calze a righe orizzontali di colori alternati [...] L'operazione in sé andò benissimo, anche se fu un po' scioccante perché perdemmo parecchio sangue e anche psicologicamente si perde parecchio, secondo me [...] Il sesso non mi ha più interessato. M'interessava l'amicizia, l'affetto, l'amore, ma non l'atto sessuale, non, non lo tolleravo più e quando facevo sesso a un certo punto dovevo smettere perché non sentivo niente se non un forte senso di fastidio [...] L'intervento di cambio di sesso non lo rifarei e non lo consiglio a nessuno [...]. Voglio essere sepolta vestita da uomo. Siccome mia madre mi ha fatto così, voglio tornare alla terra come lei mi ha fatta [...] Non ho mai cambiato il mio nome all'anagrafe [...] Tanta gente mi chiede: “Come mai Luciano?”. Dico “Perché mi piace Luciano”. “Ma è un nome da uomo”. “Non m'interessa, mi piace Luciano”, non do spiegazioni, non devo delle spiegazioni a nessuno, io sono chi sono a prescindere dal nome che mi è stato dato alla nascita, posso farmi chiamare come mi pare, posso cambiare soprannome una volta al mese se mi va. Sto bene così e perciò questa faccenda del nome non è un problema mia, è un problema degli altri. Che se lo risolvano loro!

Gabriella Romano
Il mio nome è Lucy. L'Italia del XX secolo nei ricordi di una transessuale
Donzelli, Roma 2009
pp. 96, euro 16,00

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