Una "Viola di mare" nella Sicilia dell'800


«Ecco, ora tu sei Pino e hai una nuova vita davanti, e io ti benedico. Ma il tuo comportamento dev'essere regolare, masculo fino in fondo.»
«Avete la mia parola. Quella di femmina e quella di masculo. Ma io posso farvela una domanda, eminenza?»
«Certo, figliolo.»
«Ma lei ci crede che il parrino si è sbagliato quando sono nato?»
«Come vescovo ci credo, come uomo so quello che è vero.»

Il brano è tratto dal libro dello scrittore trapanese, Giacomo Pilati: "Minchia di Re", edito da Mursia e in questi giorni celebrato film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma. La storia narrata da Pilati, vera o falsa che sia, è esemplare, magica per il periodo, quasi 100 anni fa, e strabiliante per la sua epica narrazione in una Sicilia feudataria, morsa dalle fami e dal potere, assoggettata ai voleri di pochi che decidevano per i molti. Come sempre, prima leggere il libro e poi seguirne la traccia cinematografica che, forse per un certo pudore, si chiama "Viola di Mare".

Del film, prodotto da Maria Grazia Cucinotta, ne hanno fatto una ottima recensione i colleghi di Cineblog. La storia, una struggente storia d'amore tra Angela e Sara in una Sicilia arcaica, feudataria ma che emana fascino ieri come oggi, ci porta, in un certo qual modo, alle rivendicazioni omoaffettive dei giorni nostri. La lotta per il proprio amore, il riconoscimento sociale e culturale per una passione "proibita", fino ad una falsa mutazione genetica che serve di certo alla gente ma serve anche a non far cessare quell'innamoramento più forte delle apparenze.

Probabilmente, come molti scrivono, il film "Viola di Mare" segue un percorso non sempre lineare con la trama del libro; difficile forse una nuova narrazione dopo quella magistrale dell'autore del libro. Ma il cinema ha il potere di esaltare, di portare per mano altra nuova gente poco avvezza alla lettura, e raccontare loro l'amore saffico struggente e così difficile in un posto del mondo dove tutto è difficile da sempre e dove, grazie ad uno stratagemma che ha dell'incredibile, una donna si fa uomo per sposare la propria innamorata. E lo fa vincendo le resistenze familiari e quelle più ostili della chiesa.
Dopo tanto cinema a marchio gay, ci voleva una bella storia che ricordasse l'amore tra donne, la loro passione e determinazione. Probabilmente, come in molti credono e sanno, l'amore saffico, all'italico maschio piace di più dell'amore tra uomini. Probabilmente ci si misura meno con alcune proprie omosessualità latenti, ma è un bene che vengano narrate al cinema anche gli amori tra donne. "Viola di Mare", piaccia o no, dopo aver letto il libro, va in questo senso, con una probabile possibilità di fermare quel tarlo omofobico che in questi tempi sta imbrattando l'Italia.

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