L’omosessualità è una malattia per una catechista di Segrate

Ci risiamo: in un oratorio lombardo la catechista parla dell’omosessualità e la definisce una malattia. Ma alcuni ragazzi si ribellano.

L’omosessualità è una malattia per una catechista di Segrate

Secondo una catechista dell’oratorio San Felice di Segrate, in provincia di Milano, l’omosessualità è una malattia. Lo dice durante il corso di preparazione alla cresima, ma alcuni ragazzi del corso non ci stanno e se ne vanno. È successo nei giorni scorsi e la notizia ha fatto il giro del web.

La catechista si è fatta portavoce di un punto di vista errato che continua a essere spacciato per vero: che cioè l’omosessualità sia una malattia e pertanto, come tale, sia curabile. Essere omosessuali non vuol dire essere malati, ma è dura da far capire a chi ragiona per preconcetti (e non c’è bisogno di andare a finire in un oratorio lombardo per trovare di simili posizioni: anche qui, su Queerblog, alcuni utenti affermano che è del tutto normale cercare di guarire gli omosessuali…)

I ragazzi del corso di cresima, però, non ci stanno a quest’ennesima bufala propalata come verità e si smarcano. Scrive Repubblica:

“Sono persone come noi, non si possono discriminare”, hanno argomentato i ragazzi. “Solo una coppia fatta da uomo e donna può avere figli e crescerli nella maniera giusta”, ha replicato la donna. Alla fine del confronto due di loro (su un totale di dieci) hanno deciso che non frequenteranno più le lezioni. “Una scelta fatta in autonomia”, spiegano mamme e papà dei due ragazzi.

La posizione del sindaco e quella del sacerdote

La questione ha varcato ben presto i cancelli dell’oratorio e, grazie ai social network, è divenuta di dominio nazionale. Il sindaco Adriano Alessandrini (centrodestra) così commenta:

Quando consegniamo la Costituzione ai ragazzi delle medie, la prima cosa che diciamo è che tutti hanno diritto al rispetto, al di là della razza e delle scelte di vita. Le affermazioni della catechista appartengono a un passato che la società civile ritiene superato da tempo.

Dal canto suo don Andrea Sangalli cerca di far da paciere (e si lascia scappare un discorso di “scelte” che ricade, comunque, nell’errore della catechista!):

Magari si è trattato di un equivoco. Stiamo parlando di argomenti delicati. La Chiesa esprime una posizione chiara, ma il rispetto alle persone deve rimanere al di sopra di ogni tipo di considerazione e va al di là delle scelte personali di ogni individuo.

Foto | Pagina Facebook della comunità di San Felice (MI)

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