Omofobia. Ci vogliono morti?


Lo sdegno e la vergogna, dopo la bocciatura alla Camera del disegno di legge per contrastare l'omofobia, ha riguardato la società civile, gli omosessuai, le transessuali, le persone di buon senso e anche l'Onu che ieri ha fatto sapere che con quella bocciatura l'Italia arretrava sui diritti e sulla civiltà. In tivù, a marcare il peso di quella declinazione negativa parlamentare, qualche network privato e Rai Tre che nel suo spazio di informazione notturna se ne è occupata ieri e l'altro ieri. Proprio ieri notte, il vicedirettore di Repubblica parlava di "mailata" di Farina dicendo di non volerla commentare.

Confesso che non leggo "Il Giornale", di proprietà della famiglia del premier. Non lo leggo perché sono schierato, perché penso che quel giornale è l'house organ governativo e soprattutto perché non difende ma contrasta i diritti civili omosessuali. Li contrasta così tanto che lunedì per giustificare quel che era capitato vergognosamente alla Camera, ha dato la penna a Renato Farina che ne ha fatto un editoriale. Che diceva il giornalista ai tanti conosciuto come Betulla?

"Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?".

Che la barbarie fosse oramai tra noi ne eravamo certi. Lo dimostrano i casi di aggressioni omofobe, lo dimostra il Parlamento che affossa un disegno di legge di ulteriore protezione verso le fasce minoritarie di gay, lesbiche, transessuali; lo dimostra l'Onu, l'Europa, i media italiani ed esteri, la gente col minimo di buonsenso che si è adirata su quell'affossamento. Ieri, Rai Tre ha fatto vedere il video del 49enne pestato a morte da due balordi giovanisimi a causa della sua omosessualità. Verranno puniti severamente, una volta che la polizia avrà preso il secondo fuggiasco, perché sia di monito ad altri malintenzionati.
Era quello che doveva succedere anche in Italia e che non è successo per volontà di alcuni Pdl, Lega, Udc: punire con l'aggravante chi si macchiava di aggressioni verso le minoranze sessuali. Ora da noi, mentre altri generosi parlamentari cercano di ristabilire giustizia ed equità (ma occorreranno tempi biblici visto che tutto dovrà ripartire da zero), qualcuno comincia fare paralleli su quanto vale la vita e la morte di un omosessuale.
Marco Travaglio, oggi, sulle pagine del "Il Fatto Quotidiano" scrive un editoriale che tutti dovrebbero leggere, anche per comprendere che oramai non siamo più nel rischio ma nel vero e proprio pericolo.
"Il Farina - scrive Travaglio - sta fornendo preziose indicaioni per orientare il mirino di killer, serial killer, canari, neonazi da spedizione punitiva, teste rasate con le mani che prudono, personcine osì. Una pecie di listino di borsa dei bersagli da ecludere e da privilegiare. A lume del suo proverbiale buon senso, egli ritiene che, dovendo proprio ammazzare qualcuno (quando ci vuole ci vuole) è meglio sincerarsi che la vittima sia gay. L'ideale sarebbe sceglierlo single, il gay, onde evitare che a piangere sulla sua bara ci sia anche un compagno, cioé un pubblico concubino contro natura, che guasterebbe il panorama e imbarazzerebbe gli eventuali Farina presenti alle esequie".
Non credo ci sia molto da aggiungere allo sdegno di Travaglio se non farlo nostro e continuare le nostre sacrosante battaglie per i diritti. Di certo, questa nostra società sembra arrivata d un bivio: scegliere la sacralità della persona, qualunque essa sia, o diventare barbari moderni del'inciviltà e dell'oblio. E forse, se uno scrive quanto vale la morte i un gay, nell'imbarbarimento ci iamo già tutti.

Foto/pegasopics

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