Gay e lesbiche nelle forze armate Usa: segnali di apertura dal Pentagono

Non solo Scotland Yard: si registrano segnali di disgelo rainbow nei ranghi delle forze armate statunitensi. Sembra avviato sul viale del tramonto il celebre motto "Don't Ask, Don't Tell" ("vietato chiedere, vietato rivelare"), che vigeva nell'era della presidenza di Bill Cinton (e non solo), in merito all'iprocrita volontà di ignorare o tacere l'orientamento sessuale di quanti, uomini e donne, decidevano di arruolarsi.

Ora pare che anche agli omosessuali possa essere permesso di far parte dell'esercito ("Ma davvero? che scoperta! ci sono anche lì?", verrebbe da commetare con un pizzico di ironia). Segnali di crisi nelle 'vocazioni' militari o reale ravvedimento e presa di coscienza di un'omofobia radicata? A far scoppiare la bomba è il Joint Force Quarterly, la rivista degli Stati Maggiori Riuniti, in un'articolo che è stato subito ripreso dal Boston Globe.

Nell'articolo in questione, il colonnello dell'aeronautica Om Prakash, che significativamente lavora nell'ufficio del Segretario alla Difesa Robert Gates, argomenta che

dopo un attento esame, non sono emerse prove scientifiche che dimostrino un effetto negativo sulla coesione morale delle forze armate se si permette agli omosessuali di servire apertamente.

Dal 1993 un bando specifico per estromettere gli omosessuali dichiarati ha causato la fuoriuscita dai ranghi di circa 12.500 tra ufficiali e soldati gay. Secondo il colonnello, ora "i tempi sono maturi perché l'amministrazione esamini come abolire il bando". Se si aggiunge, come ciliegina sulla torta, il fatto che la rivista, prima di essere data alle stampe, passa per l'approvazione dall'ufficio del capo di Stato Maggiore, l'ammiraglio Mike Mullen... potete ben capire quanto importante sia questo segnale di apertura.

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